Giussano: 26enne condannato a 10 anni per tentato omicidio della ex
Giussano (Monza Brianza), 15 settembre 2025 – È stata definita agghiacciante dalla gup del Tribunale di Monza, Angela Colella, la sequenza ...
Giussano (Monza Brianza), 15 settembre 2025 – È stata definita agghiacciante dalla gup del Tribunale di Monza, Angela Colella, la sequenza di violenze che ha portato alla condanna a 10 anni di reclusione di Said Cherrah, 26 anni, per tentato omicidio della sua ex, una giovane di 24 anni di Erba.
Il 26enne, di origini marocchine e residente a Broni (Pavia), era già stato condannato a 11 anni dal Tribunale di Como per aver gettato acido sul volto della stessa donna, a cui in aula aveva giurato la morte, minacciando anche la legale della giovane.
La brutale aggressione
L’episodio risale allo scorso dicembre, quando Cherrah ha costretto la ex a salire sulla sua auto nel parcheggio di un centro commerciale a Giussano. Durante il litigio, come dichiarato dallo stesso 26enne, avrebbe tentato di strangolarla con un filo di caricabatterie. La giovane, riuscita a scappare dall’auto, è stata poi scaraventata a terra, percossa fino a perdere i sensi e infine colpita con un coltello puntando al lato del cuore.
Dalle carte emerge anche l’indifferenza dei testimoni, che descrivono urla “disumane” della vittima. Alcuni automobilisti hanno assistito alla scena: uno ha scattato foto e video senza chiamare subito i soccorsi, un altro ha ignorato le richieste d’aiuto della giovane, fino all’arrivo di un automobilista che l’ha soccorsa e portata alle scale mobili del parcheggio, dove erano stati allertati i vigilantes.
Soccorsi e ricovero
La vittima è stata trasportata all’ospedale San Gerardo di Monza, con una prognosi di 21 giorni. Dopo l’aggressione, Cherrah ha contattato prima i carabinieri e poi il numero nazionale contro la violenza e lo stalking, ammettendo quanto accaduto.
Difesa e dinamica della relazione
L’avvocato difensore Stefano Grittini aveva chiesto le attenuanti generiche e la modifica dell’accusa in lesioni, sostenendo che la coppia fosse ancora in contatto e che la relazione fosse “tossica e patologica”, come confermato dai tabulati telefonici. Secondo l’avvocato, la giovane continuava a inviare soldi e regali al detenuto. La difesa sta valutando un eventuale ricorso in appello.
