Monza – Il Tribunale di Monza ha emesso altre tre condanne fino a 4 anni e mezzo di reclusione, un’assoluzione piena e diverse prescrizioni nel quarto troncone del processo sull’inchiesta “Pharmatraffic”, che ha smantellato un’organizzazione dedita al traffico internazionale di farmaci ospedalieri destinati alla cura del cancro e di malattie rare, sottratti da grossisti o durante la consegna negli ospedali italiani e rivenduti all’estero.

La Procura di Monza, guidata dalla pm Franca Macchia, aveva già ottenuto condanne e patteggiamenti nei precedenti filoni dell’inchiesta. In questo troncone erano imputati otto soggetti, tra corrieri di medicinali, alcuni latitanti, e società imputate come persone giuridiche, tra cui la monzese Equi-Farma, fallita nel frattempo. I giudici hanno confermato le condanne richieste dalla Procura, comprese quelle per i fratelli Rigamonti, titolari di Equi-Farma, già patteggianti.

Il tribunale ha anche riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni per Roche e Novartis, parti civili nel procedimento, disponendo una provvisionale di 10.000 euro ciascuna.

L’indagine, avviata a Monza nel 2011, aveva preso il via dopo la denuncia di una società di trasporti per la sottrazione di 327 confezioni di farmaci su 1.000 destinate a pazienti con malattie rare. L’Interpol aveva localizzato parte dei medicinali in Germania e il tracciamento aveva portato alla Equi-Farma.

Nel 2015 erano state eseguite 19 ordinanze di custodia cautelare (6 in carcere e 13 agli arresti domiciliari) con le accuse di associazione a delinquere, ricettazione, riciclaggio e commercio internazionale di farmaci rubati, oltre a commercio di medicinali guasti per conservazione inadeguata. I sequestri avevano riguardato farmaci per circa 3 milioni di euro e beni per equivalente di circa 23 milioni di euro, ritenuti pari al danno complessivo causato al Servizio Sanitario Nazionale e all’Erario.

Gli arrestati includevano farmacisti, titolari e addetti di società di commercio all’ingrosso, agenti di commercio e autotrasportatori, operanti in Lombardia, Liguria, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia. L’inchiesta ha così confermato l’esistenza della prima rete criminale italiana specializzata nel traffico internazionale di farmaci rubati.