Milano – La Procura di Milano ha disposto il fermo di Carmelo Cinturrino, indiziato di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. La misura è stata eseguita dalla Polizia di Stato sulla base degli approfondimenti condotti dalla Squadra Mobile e dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica, coordinati dalla Procura.

Le indagini hanno incluso sommarie informazioni testimoniali, interrogatori, analisi di telecamere e dispositivi telefonici e accertamenti tecnico-scientifici, che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’evento. Il procuratore Marcello Viola ha convocato una conferenza stampa in Questura per illustrare la gravità e la rilevanza pubblica dei fatti.

Cinturrino, assistente capo presso il Commissariato Mecenate, è accusato di omicidio volontario, mentre quattro colleghi presenti al momento dell’evento sono indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Secondo quanto emerso finora, sembra tramontare la versione secondo cui la vittima fosse armata e che lo sparo fosse stato un atto difensivo. La Beretta 92 con tappo rosso, infatti, sarebbe stata collocata accanto a Mansouri dopo l’aggressione.

Le analisi dei telefoni degli agenti sono al centro delle indagini per chiarire alcune anomalie nella gestione dei soccorsi: l’assistente capo avrebbe chiamato il 112 solo 23 minuti dopo lo sparo, mentendo ai colleghi, mentre un agente sarebbe stato mandato a recuperare uno zaino in commissariato, ritenuto contenere l’arma. Secondo le ricostruzioni, Mansouri era ancora vivo quando i soccorritori lo hanno trovato, ma è deceduto durante il trasporto della seconda ambulanza.

Gli investigatori stanno anche verificando le accuse di amici e conoscenti della vittima, secondo cui Cinturrino avrebbe agito come un “taglieggiatore” dei pusher del boschetto di Rogoredo, estorcendo denaro e proteggendo altri spacciatori nella zona del Corvetto, dove risiede. Mansouri, secondo queste testimonianze, avrebbe rifiutato di fornire ulteriori somme di denaro e droga – circa 200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno – scatenando una presunta persecuzione da parte del poliziotto, tanto da generare paura nel giovane.

Il caso rimane al centro dell’attenzione pubblica e giudiziaria, con la Procura che prosegue nelle indagini per accertare le responsabilità penali e chiarire la dinamica completa dell’omicidio.