Milano - Proseguono le indagini sul caso di Pamela Genini, la 29enne di Strozza uccisa lo scorso ottobre a Milano, il cui corpo è stato successivamente profanato nel cimitero del paese della Valle Imagna.

All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo si è svolta l’autopsia sul cadavere decapitato della giovane, con l’obiettivo di chiarire le modalità della mutilazione e individuare eventuali tracce utili alle indagini. L’esame, durato diverse ore, è stato affidato a un team di specialisti incaricati dalla Procura.

Il macabro episodio risale al 23 marzo, quando durante un’operazione di trasferimento del feretro nel cimitero di Strozza gli operatori hanno scoperto che la bara era stata manomessa: viti divelte, segni di apertura e il corpo della giovane privo della testa.

La Procura ha aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto, mentre le indagini – condotte dai carabinieri – puntano a chiarire chi possa aver compiuto un gesto così efferato. Tra le ipotesi al vaglio, anche il coinvolgimento di più persone.

Gli accertamenti medico-legali dovranno stabilire con precisione le modalità del distacco della testa, individuare eventuali strumenti utilizzati e verificare la presenza di tracce biologiche estranee.

Intanto emergono nuovi elementi anche dal contesto personale della vittima. La madre della 29enne ha parlato pubblicamente di una possibile ossessione da parte di un conoscente, mentre quest’ultimo ha fornito agli inquirenti una versione alternativa, sostenendo che la giovane potesse essere stata coinvolta inconsapevolmente in ambienti criminali.

I periti avranno 90 giorni per depositare le conclusioni, che potrebbero rivelarsi decisive per fare luce su uno dei casi più inquietanti degli ultimi mesi.