Sara Centelleghe uccisa a Costa Volpino: il pm chiede l’ergastolo, “violenza, crudeltà e accanimento”
Bergamo - La Procura ha chiesto l’ergastolo per Jashan Deep Badhan, 20 anni, nel processo davanti alla Corte d’Assise di Bergamo per la mort...
Bergamo - La Procura ha chiesto l’ergastolo per Jashan Deep Badhan, 20 anni, nel processo davanti alla Corte d’Assise di Bergamo per la morte di Sara Centelleghe, la 19enne uccisa nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2024 a Costa Volpino. A formulare la richiesta è stata il pubblico ministero Raffaella Latorraca, che ha definito il delitto un caso segnato da “violenza, crudeltà e disprezzo per la vita umana”.
Nel corso della requisitoria, la pm ha ricostruito la dinamica dei fatti partendo dalla telefonata al 112 delle 1.18, effettuata da un’amica della vittima, in cui si udivano urla e richieste d’aiuto. Quando i soccorritori sono arrivati nell’appartamento, il corpo della giovane è stato trovato nel corridoio, con evidenti tracce di sangue e segni di colluttazione in più punti dell’abitazione.
Secondo l’accusa, la scena interna dell’appartamento – con camera da letto in disordine, oggetti sparsi e arredi rovesciati – non sarebbe casuale, ma coerente con una violenta aggressione. Nel corso delle indagini sono state rinvenute numerose tracce ematiche e impronte che collegano l’abitazione al piazzale esterno del condominio.
Il corpo della ragazza presentava 77 ferite, oltre a traumi compatibili con percosse e compressione al collo. Elementi che, per la Procura, delineano un quadro di particolare efferatezza, aggravato dalla “minorata difesa” della vittima, descritta come una giovane di corporatura esile, e dal nesso tra omicidio e rapina del telefono cellulare.
Secondo l’accusa, il movente sarebbe legato alla droga. Badhan avrebbe avuto contatti con l’amica della vittima per uno scambio di stupefacenti e si sarebbe recato nell’abitazione per cercare sostanze, entrando attraverso i locali comuni del condominio. Il risveglio di Sara avrebbe innescato l’aggressione culminata nell’omicidio.
Dopo il delitto, il giovane sarebbe fuggito ripercorrendo lo stesso tragitto e facendo ritorno nel proprio appartamento, dove è stato poi individuato dai carabinieri anche grazie alle attività investigative e alle intercettazioni. Gli inquirenti hanno inoltre evidenziato la presenza di una ferita alla mano e tracce compatibili con la scena del crimine.
Nel corso del processo, l’imputato ha reso dichiarazioni spontanee, chiedendo scusa alla famiglia della vittima. “Mi sono reso conto di aver rovinato la vita di una famiglia, sono pentito di ciò che ho fatto”, ha detto in aula. Le sue parole sono state respinte dalla madre della ragazza, presente in tribunale.
Le perizie psichiatriche disposte nel procedimento hanno escluso qualsiasi vizio di mente: l’imputato è stato ritenuto capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
La difesa, affidata all’avvocato Roberto Grittini, contesta invece le aggravanti di crudeltà e insiste su un contesto di forte alterazione dovuto all’uso di sostanze stupefacenti, chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche e la pena minima.
La Corte d’Assise tornerà in aula il 13 maggio per la sentenza.