In occasione dell’incontro presso il Liceo Galileo Galilei di Legnano, ultimo episodio di un ciclo di presentazioni di autori svoltosi a cura della libreria Nuova Terra di Legnano, abbiamo dialogato con l’autrice Sara Colombo, che con il suo romanzo d’esordio “Lascia che la vita accada” affronta temi profondi come il dolore, la trasformazione e la ricerca di sé. Un percorso personale e creativo che diventa testimonianza e strumento di condivisione.

Partiamo dall’inizio: quando e come è nato il suo rapporto con la scrittura? C’è stato un momento preciso in cui ha capito che sarebbe diventata una parte fondamentale della sua vita?

La scrittura nella mia vita è stata un mezzo di espressione creativa, di sfogo, di elaborazione di un magma di emozioni e pensieri caotici. Ne ho acquisito padronanza gradualmente, a scuola, per poi concentrarmi più approfonditamente sulla scrittura della musica. Sono consapevole che la parte fondamentale della mia vita non sia tanto la scrittura quanto la creatività, che esprimo a seconda dell’ambiente in cui mi trovo e degli strumenti che ho a disposizione.

Mentre svolgevo uno stage presso una casa editrice, lo strumento a disposizione che avevo era la scrittura e me ne sono servita per l’esigenza personale di guarire una ferita. Condividere con i lettori questo processo di guarigione mi sta dando delle gratificazioni che non immaginavo.

Il titolo del suo libro, “Lascia che la vita accada”, suggerisce un approccio molto profondo e quasi filosofico all’esistenza: da dove nasce questa visione?

“Lascia che la vita accada” è un invito che implica la presenza di un ascoltatore, di un “tu”, una seconda persona singolare che riceve il messaggio. Sei tu a scegliere. Di esserci. Di lasciare che la vita sia, per accadere. Il rischio è di proiettare sul futuro esiti negativi, come risposta a un’ansia anticipatoria sul dolore. Ma il futuro è il risultato di quello che scegliamo, di quello che seminiamo. “Lascia che la vita accada” è un invito a seminare consapevolmente e permettersi di raccogliere i frutti. Ho maturato questo approccio riflessivo attraverso la psicoterapia, la meditazione e una visione spirituale dell’esistenza.

Quanto della sua esperienza personale è confluito nella narrazione? Scrivere questo libro è stato anche un percorso di trasformazione interiore?

Della mia esperienza personale c’è tantissimo. In questo identifico uno dei valori del libro: essere veicolo di una testimonianza, ovvero che il buio si può attraversare e trasformare in luce, gradualmente. Scrivere è stato parte del mio percorso trasformativo. Mi ha permesso di elaborare il dolore, di invocare la pace interiore, di essere di aiuto ad altre persone. Ciò che sto vivendo adesso va al di là del libro: sto avendo contatti diretti con persone con cui meditare sui temi che emergono dal romanzo, condividere esperienze di vita personali, incoraggiarsi, sostenersi e ringraziarsi, soprattutto.

Avendo presentato il libro in un liceo, secondo Lei che ruolo può avere la scrittura oggi per i giovani, in un’epoca così veloce e digitale?

Spero che i giovani vedano nella scrittura uno strumento concreto per far risuonare la loro voce autentica nel mondo. Che possa essere uno strumento trasformativo sia per chi scrive sia per chi legge. Che possa guarire, sorprendere, avvolgere. La scrittura e la lettura richiedono un tempo di concentrazione, approfondimento e riflessione che serve a bilanciare gli effetti negativi della velocità e della superficialità che caratterizzano l’era digitale.

Durante il processo creativo, ha incontrato difficoltà o momenti di blocco? E se sì, come li ha superati?

Pazientando. Non avevo pensato in partenza di scrivere un libro e pubblicarlo. Mi sono detta: “Io scrivo, ho bisogno di scrivere, poi quello che succede, succede”. Quindi non ho patito blocchi della scrittura. L’atto di scrivere consisteva nell’assecondare un impulso che si manifestava sotto forma di eccitazione, energia, slancio. Ascoltavo la musica ad alto volume in cuffia e buttavo giù una valanga di parole sull’iPhone. Poi capitava che per settimane quell’impulso non si facesse sentire. La difficoltà principale è stata la rilettura del testo mano a mano che scrivevo, perché mi ricordava esperienze dolorose vissute, ma allo stesso tempo mi ha dato modo di lasciarle andare.

Qual è il messaggio principale che desidera lasciare ai lettori, soprattutto a chi si trova in una fase di cambiamento o incertezza?

Il messaggio che intendo lasciare ha una duplice direzione. Da un lato vorrei suggerire agli adulti — insegnanti, genitori, amici — di ascoltare i giovani, di non aver paura di intercettare il loro malessere e di affrontare il dolore. Perché l’ascolto e la vicinanza sono la prima medicina. L’isolamento e la solitudine producono un senso di alienazione che alimenta la sofferenza e possono portare a reazioni di autopunizione. Allo stesso tempo mi rivolgo anche a chi sta vivendo un momento difficile: credere nell’ascolto degli altri, condividere il proprio disagio e intraprendere un percorso di cambiamento è possibile. Il cambiamento può fare paura, ma è anche un’occasione evolutiva. Comporta aprirsi a una novità ed è importante farsi supportare da persone scelte, con un solido “ancoraggio interno”. Anche affidarsi a un professionista può essere di grande aiuto.

Guardando al futuro: sta già lavorando a nuovi progetti editoriali o creativi? Possiamo aspettarci un seguito o qualcosa di completamente diverso?

Mi manca la musica e voglio continuare a studiarla, affinché possa essere utile anche agli altri. Non ho nessun libro in cantiere, per ora. Voglio continuare a vivere e, se qualcosa di importante emergerà dalle mie esperienze, credo che ne scriverò, ma non ne ho certezza. Ciò che desidero è partecipare al mio progresso personale senza mai smettere di contribuire a quello collettivo.




Biografia dell’autrice

Sara Colombo è nata a Monza nel 1994. Si è diplomata in studi classici. Ha studiato pianoforte, composizione e oboe. Ha approfondito la medicina vibrazionale e, nello specifico, la cantoterapia.

Oggi vive a Milano e lavora in una casa editrice. Questo è il suo romanzo d’esordio.


Sinossi

Cosa fare quando il peso della vita diventa insostenibile, tanto da spingere a pensare che sarebbe meglio porre fine alla propria esistenza piuttosto che continuare a soffocare nel malessere e nell’incertezza? È questa la domanda che si pone Luca, protagonista del romanzo, quando si risveglia su una barella in una sala di rianimazione, dopo aver tentato il suicidio. Da qui inizia un percorso doloroso ma profondamente trasformativo. Grazie al dialogo con il suo alter ego, agli incontri che cambieranno la sua vita, al confronto con i genitori e alle sedute di psicoterapia, Luca intraprende un viaggio interiore che lo porterà a riscoprire sé stesso. Con uno stile che richiama il realismo postmoderno, Sara Colombo utilizza la scrittura come una lama capace di attraversare il buio della depressione e guidare il lettore verso una nuova consapevolezza, mescolando vissuto personale e finzione narrativa con autenticità e forza espressiva.