Milano - Nuovi sviluppi sull’incidente del tram della linea 9 avvenuto il 27 febbraio a Milano, che causò due morti e oltre cinquanta feriti.

Davanti ai pubblici ministeri Elisa Calanducci e Corinna Carrara, il conducente Pietro Montemurro – dipendente Atm e indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose – ha fornito la sua versione dei fatti: avrebbe perso conoscenza prima dell’impatto. Secondo quanto riferito dai suoi legali, Mirko Mazzali e Benedetto Tusa, l’uomo avrebbe accusato un malore mentre il tram era in accelerazione, con la leva ancora in mano, prima di saltare la fermata.

Uno dei punti chiave dell’interrogatorio riguarda una telefonata tra il conducente e un collega. La difesa sostiene che la chiamata sia durata meno di un minuto e sia avvenuta quando il mezzo era fermo, poco prima della fermata di piazza della Repubblica. Montemurro avrebbe contattato il collega per un dolore all’alluce del piede sinistro, già problematico, chiedendo consigli su come comportarsi. La durata complessiva registrata – circa 3 minuti e 40 secondi – sarebbe dovuta al fatto che la chiamata sarebbe rimasta aperta.

Resta aperta anche la questione del possibile errore umano, tra cui l’ipotesi dell’utilizzo del cellulare durante la guida, elemento su cui gli inquirenti stanno concentrando ulteriori verifiche.

Saranno decisivi gli accertamenti tecnici e medici per chiarire le cause del presunto malore e la dinamica esatta dell’incidente. In particolare, verranno analizzati i dati della scatola nera del mezzo e quelli dei telefoni coinvolti. Secondo il racconto del conducente, dopo lo svenimento ci sarebbe stato “un muro nero” fino al momento del risveglio, avvenuto solo dopo l’urto contro il vetro del tram.

L’inchiesta prosegue per accertare eventuali responsabilità e verificare se vi siano state criticità nei sistemi di sicurezza del mezzo.