Pavia - Nuovi sviluppi nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto nel 2007. Al centro degli ultimi accertamenti ci sono alcune intercettazioni che riguardano Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio, recentemente tornato sotto indagine.

L’intercettazione risale al 17 marzo 2025. Giuseppe Sempio, mentre si trova in auto con una giornalista e ignaro di essere ascoltato, ripercorre le prime indagini che tra il 2016 e il 2017 coinvolsero il figlio. Nel corso della conversazione cita Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, parlando di una presunta rassicurazione ricevuta durante quel periodo.

“L’unica persona che ha detto ‘questa cosa finirà presto perché non c’è niente’ è stato lui”, afferma Giuseppe Sempio nella trascrizione riportata dagli investigatori.

Secondo quanto emerge dagli atti, il padre del 38enne confonde più volte il ruolo di Venditti con quello del gip di Pavia, ma insiste sul fatto che il magistrato sarebbe stato l’unico ad aver mostrato un atteggiamento rassicurante nei confronti della famiglia.

Le dichiarazioni sono finite nelle informative dei carabinieri di Milano e rientrano nella più ampia indagine parallela aperta dalla procura di Brescia. Gli inquirenti ipotizzano infatti un possibile episodio di corruzione legato alla precedente archiviazione del procedimento a carico di Andrea Sempio.

Nei mesi successivi all’intercettazione, la procura bresciana ha disposto perquisizioni e interrogatori nei confronti di Mario Venditti, della famiglia Sempio e di alcuni carabinieri che seguirono le indagini tra il 2016 e il 2017.

Tra gli elementi acquisiti figurano anche annotazioni e appunti considerati rilevanti dagli investigatori, tra cui una nota con il riferimento: “Venditti GIP archivia x 20-30 euro”.

L’ipotesi investigativa è che la famiglia Sempio possa aver versato tra i 50 e i 60mila euro per favorire l’archiviazione della precedente indagine. Accuse che restano tutte da verificare nel corso dell’inchiesta e rispetto alle quali gli interessati potranno difendersi nelle sedi opportune.