'Casa di bambola' al Teatro Fontana
ph_Marcella Foccardi MONICA NOTARNICOLA - ‘Casa di bambola’, dramma borghese di Ibsen, nuova produzione Elsinor, firmata dalla regista Ivon...
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| ph_Marcella Foccardi |
Ciò che colpisce subito della rappresentazione è senza dubbio l’allestimento scenico dal forte impatto visivo: la scena è infatti, immersa in cromatismi rossi e caldi, ad esprimere la violenza domestica pronta ad esplodere: al centro l’albero di Natale, simbolo di quell’immagine di famiglia a cui Torvald continua ad aggrapparsi mentre tutto crolla. Anche gli originali costumi di Micol Vighi sono un Ottocento esploso, dominato dal rosso natalizio, con elementi storici esasperati che convivono con una nudità e un’estetica erotica ispirata al tango argentino, la cui contaminazione con la perfomance, è risultata essere intrigante e funzionale.
L’originalità delle scelte registiche sta anche nella decisione di mettere il focus sull’abbandono di Torvald da parte di Nora e sulla crisi dell’uomo moderno e contemporaneo, peccato però, che il ritmo sia risultato essere lento nella ricostruzione attraverso i flashback personali del protagonista dell’opera, della propria vita smarrita, con alcune ripetizioni e spezzettature del famoso monologo di Nora che trovano senso alla luce dell’intricato mondo inconscio del protagonista ma, che non ne valorizzano appieno il contenuto.
Una sonorità performativa ha avvolto il pubblico in una spirale, tra passi inquieti di milonga e minacciosi voli d’uccelli alla Hitchcock, verso un mondo interiore saturo di rimpianto, frustrazione e domande irrisolte, nel quale il femminile libero appare come una Gorgone mostruosa. “Mi interessava interrogare quella soglia in cui la cura si trasforma in controllo, la protezione in dominio, l’amore in appropriazione. ‘Casa di bambola’ nasce come dramma borghese ma, oggi si può leggere come testo politico.”- ha dichiarato la regista Capece, per poi, proseguire- “La casa immaginata da Ibsen diventa una struttura mentale: un luogo simbolico in cui tutti costruiamo immagini di noi stessi da difendere. Il dramma inizia quando quelle immagini collassano. Nora fa un gesto radicale in un’epoca in cui matrimonio e maternità rappresentavano il luogo di massima legittimazione sociale. La sua uscita è l’abbandono di una definizione rassicurante di sé per attraversare il vuoto e una ricerca incerta e vertiginosa. ‘Casa di bambola’ conserva ancora oggi una straordinaria potenza politica e contemporanea: le Nora di oggi sono le donne che scelgono di ridefinirsi fuori dai ruoli assegnati. Non necessariamente che se ne vanno, ma che smettono di interpretare una funzione. I Torvald di oggi sono uomini posti davanti a questa trasformazione e costretti a ripensarsi. Il femminile è cambiato molto più rapidamente del maschile.”
