Caso Ramy, parla Fares Bouzidi: “Mi dispiace non essermi fermato, ma non sono responsabile della sua morte”
Milano, 17 giugno 2026 – «Sono dispiaciuto di non essermi fermato, se potessi tornare indietro non lo rifarei. Sono dispiaciuto per il mio ...
Milano, 17 giugno 2026 – «Sono dispiaciuto di non essermi fermato, se potessi tornare indietro non lo rifarei. Sono dispiaciuto per il mio amico Ramy, ma non è colpa mia se è morto».
Lo ha dichiarato oggi a Milano Fares Bouzidi, il 20enne che era alla guida dello scooter inseguito dai carabinieri nella notte del 24 novembre 2024, quando perse la vita l’amico Ramy Elgaml.
Bouzidi ha ammesso le proprie responsabilità rispetto all’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, rinunciando ai motivi d’appello e manifestando la volontà di risarcire in modo equo le parti offese. «Ho sbagliato a non fermarmi», avrebbe ribadito, spiegando però di non ritenersi responsabile della morte di Ramy.
Nel corso delle sue dichiarazioni ha anche richiamato il tema delle responsabilità legate all’intervento delle forze dell’ordine, chiedendo che ciascuno si assuma il proprio ruolo nella vicenda.
L’incidente si verificò al termine dell’inseguimento tra via Ripamonti e via Quaranta, a Milano. La dinamica dei fatti è stata oggetto di accertamenti e di un procedimento giudiziario che ha coinvolto diversi aspetti della vicenda.
La posizione di Bouzidi ora prosegue nell’ambito del percorso processuale, con la rinuncia ai motivi d’impugnazione e l’apertura alla definizione delle questioni risarcitorie.
