Milano - La Procura della Repubblica di Milano ha aperto un fascicolo per incendio doloso a carico di ignoti per fare luce sul maxi incendio che ha devastato il deposito milanese della Bartolini, nella zona Bovisa. Il rogo è divampato nella giornata di mercoledì 8 luglio all’interno dei capannoni di via Don Minzoni, provocando una grande colonna di fumo nero visibile a distanza.

L’indagine sarà coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm della Direzione distrettuale antimafia milanese Paolo Storari. L’ipotesi di reato è stata formulata in via precauzionale per accertare se dietro l’incendio possa esserci stato un atto doloso, come un attentato o un sabotaggio, ed eventualmente escludere questa pista.

Secondo le prime ricostruzioni, che dovranno essere confermate dagli accertamenti tecnici, l’incendio sarebbe partito da un pacco caricato su un camion diretto a Torino. Dopo essere stato sistemato all’interno del container, dal collo si sarebbe prima sprigionato del fumo e successivamente sarebbero divampate le fiamme. Il mezzo è stato sequestrato dagli investigatori.

Le indagini di vigili del fuoco e Digos

Alla Procura è arrivata una prima informativa, ancora generale, mentre nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti condotti dai vigili del fuoco e dalla Digos della Polizia di Stato per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Gli investigatori dovranno verificare l’eventuale presenza di sostanze acceleranti o altri elementi utili a chiarire l’origine del rogo. Un dipendente avrebbe raccontato che dal pacco, prima dell’incendio, si sarebbe sprigionato del fumo e che avrebbe anche udito un rumore poco prima dell’innesco delle fiamme. La testimonianza dovrà essere ulteriormente approfondita.

Il precedente filone d’indagine sulla società

Il pm Paolo Storari aveva già seguito nel 2022 un’inchiesta che aveva coinvolto il gruppo Brt, ex Bartolini, con un sequestro per frode fiscale legato all’utilizzo dei cosiddetti “serbatoi di manodopera”, per un valore superiore ai 40 milioni di euro.

L’indagine rientrava nei filoni sviluppati negli anni sulla presunta somministrazione illecita di manodopera attraverso cooperative e società filtro, con ipotesi legate anche allo sfruttamento dei lavoratori.

Il nodo sicurezza e il rischio legato alle alte temperature

Sul rogo pesa anche il fattore delle temperature elevate registrate in questi giorni. Secondo il sindacato, il caldo estremo rappresenta ormai un rischio strutturale nei luoghi di lavoro.

“Un fattore climatico che non consideriamo più un’emergenza occasionale ma un rischio strutturale”, ha sottolineato Matteo Pellegrini, coordinatore del Dipartimento Salute e sicurezza della Uil Trasporti Lombardia.

Durante le operazioni di spegnimento sono stati evidenziati diversi rischi per i lavoratori e per i soccorritori: dalla presenza di superfici surriscaldate al pericolo di crolli di travi e scaffalature, fino al rischio di esplosioni dovuto alla presenza di bombolette e batterie al litio all’interno dei magazzini.

Rientrato l’allarme per la qualità dell’aria

È rientrato nella mattinata di oggi l’allarme scattato nella serata precedente nel quadrante nord-ovest di Milano, quando le autorità avevano invitato i residenti a tenere chiuse le finestre a causa dell’intenso fumo sprigionato dall’incendio.

I tecnici dell’Arpa Lombardia hanno effettuato nuovi sopralluoghi nell’area alla ricerca di eventuali microinquinanti, tra cui diossine, furani e idrocarburi policiclici aromatici (Ipa). I primi risultati non hanno evidenziato valori critici: sono stati rilevati gli inquinanti tipici della combustione, ma le concentrazioni non sono risultate preoccupanti anche grazie alla dispersione dei fumi nell’atmosfera.