Monza, truffa agli anziani da 40mila euro: arrestato 35enne già detenuto a Udine
Monza – È stato eseguito un nuovo provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano di 35 anni, già dete...
Monza – È stato eseguito un nuovo provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano di 35 anni, già detenuto nel carcere di Udine, ritenuto responsabile di una truffa aggravata ai danni di una coppia di anziani residenti a Monza.
La misura è stata disposta dal GIP del Tribunale di Monza su richiesta della Procura della Repubblica e notificata all’interno dell’istituto penitenziario friulano, dove l’uomo si trovava già ristretto per un’analoga vicenda avvenuta in un’altra provincia.
Il raggiro telefonico e il falso carabiniere
L’indagine è partita lo scorso aprile, quando una donna di 69 anni residente nel quartiere Triante di Monza è stata contattata telefonicamente da un individuo che si è spacciato per appartenente all’Arma dei Carabinieri.
L’uomo avrebbe riferito alla vittima che un’auto con la targa del marito era coinvolta in una rapina, inducendo così il coniuge ad allontanarsi da casa per recarsi in caserma a chiarimenti. Nel frattempo, la donna è stata più volte contattata sia sul telefono fisso che sul cellulare, in modo da impedirle di verificare la situazione o contattare le forze dell’ordine.
L’ingresso in casa e il furto dei gioielli
Approfittando dell’assenza del marito, il 35enne si sarebbe presentato nell’abitazione qualificandosi anch’egli come carabiniere. Con il pretesto di verificare la provenienza dei preziosi custoditi in casa, avrebbe convinto l’anziana a consegnargli gioielli e monili in oro, inclusi quelli presenti in cassaforte.
Il bottino è stato stimato in circa 40mila euro e comprendeva anelli, collane, bracciali e orologi.
Le indagini e l’identificazione
Dopo il colpo, l’uomo si sarebbe allontanato acquistando anche una valigia per occultare la refurtiva. Gli investigatori della Squadra Mobile di Monza e della Brianza sono riusciti a risalire alla sua identità attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza, le testimonianze della vittima e il lavoro della Polizia Scientifica, che ha repertato tracce riconducibili all’indagato sulla cassaforte.
Il soggetto resta ora a disposizione dell’autorità giudiziaria. Come sempre, le accuse dovranno essere valutate nel corso del processo, nel rispetto della presunzione di innocenza.
