Steward.exe: ''Combatto le mie paure con la musica''
Dalla provincia di Bergamo, Luca Severino - in arte Steward.exe - porta nel suo nuovo progetto ''Humanware Cuts” l'intelligenza artificial...
Dalla provincia di Bergamo, Luca Severino - in arte Steward.exe - porta nel suo nuovo progetto ''Humanware Cuts” l'intelligenza artificiale oltre la tecnologia, trasformandola in uno strumento di espressione artistica.
Artista e produttore, Severino sviluppa un progetto sonoro in cui sperimentazione, ricerca e riflessione etica convivono, esplorando il confine sempre più sottile tra creatività umana e algoritmi.
La sua ricerca si concentra sull'impatto dell'AI e del machine learning nei processi creativi, analizzando come queste tecnologie stiano ridefinendo il ruolo dell'artista e aprendo nuove domande sul rapporto tra innovazione, responsabilità e produzione culturale.
Artista e produttore, Severino sviluppa un progetto sonoro in cui sperimentazione, ricerca e riflessione etica convivono, esplorando il confine sempre più sottile tra creatività umana e algoritmi.
La sua ricerca si concentra sull'impatto dell'AI e del machine learning nei processi creativi, analizzando come queste tecnologie stiano ridefinendo il ruolo dell'artista e aprendo nuove domande sul rapporto tra innovazione, responsabilità e produzione culturale.
Quando hai iniziato a fare musica?
Tra i 12 e i 14 anni prendevo la bicicletta e andavo fino al negozio di dischi più vicino, che aveva una ricca selezione di vinili usati. Sentivo l'hip hop arrivare in radio, ma non conoscevo ancora gli artisti né i titoli dei dischi. Li sceglievo semplicemente dalle copertine: compravo quelli che mi sembravano "più rap". Poi è arrivato AL Magazine, che mi ha dato qualche informazione in più e mi ha aperto un mondo. Da lì ho iniziato ad avvicinarmi alla computer music.
Perché hai scelto il nome Steward.exe?
Il suffisso .exe richiama l'idea di un'esecuzione all'interno di un contesto digitale. "Steward", invece, in inglese significa assistente, ma anche custode. Mi piace l'idea del custode di una cultura fondata sui valori del fare artigianale. È il nome che meglio racchiude i concetti e la ricerca che porto avanti.
Dove finisce il contributo della macchina e dove inizia quello dell'artista?
Il contributo dell'artista inizia prima delle macchine: parte dalle sue mani, dalle sue intuizioni e dalla sua visione. Allo stesso tempo, tracciare un confine netto tra i due apporti è sempre più difficile. Ci sono anche situazioni, penso ai sintetizzatori modulari, in cui è spesso l'artista a lasciarsi guidare dalla macchina, e non il contrario.
Definisci il progetto come una riflessione su etica e responsabilità. Quando hai sentito il bisogno di affrontare questi temi attraverso la musica?
Nel 2024, quando l'intelligenza artificiale ha iniziato a entrare in modo evidente nel settore musicale e l'intero mercato ne ha avvertito l'impatto. Ma non è stato solo questo. Mi ha colpito anche la delusione nel vedere una parte della scena trap e hip hop continuare a riproporre le stesse formule, semplicemente rimescolate. È stato allora che ho deciso di orientare i miei sforzi musicali verso altre forme espressive, racchiudendole in un nuovo progetto.
C'è stato un momento preciso in cui hai capito che la tecnologia sarebbe diventata parte integrante del tuo linguaggio artistico?
No, è stato un percorso naturale, cresciuto passo dopo passo. Oggi la tecnologia è una componente imprescindibile del mio modo di fare musica, ma non c'è stato un momento preciso in cui tutto è cambiato.
Quali sono i tuoi "demoni"?
Il controllo. È il mio demone più grande: la paura di perderlo, sia su me stesso che su ciò che faccio.
Come combatti le tue paure?
Con la musica. È una delle più grandi fonti di benessere che conosca. Fare musica rimette tutto in ordine, e ritrovare quell'ordine mi aiuta a placare le paure.
