Bergamo - Momenti di forte tensione fuori dal tribunale di Bergamo durante la prima udienza del processo per il femminicidio di Valentina Sarto, la 41enne uccisa il 18 marzo scorso nella sua villetta di via Pescaria con 19 coltellate. Imputato è Vincenzo Dongellini.

Mentre la Corte d’assise si ritirava, all’esterno delle aule si sono sentite le urla disperate di Lia Ventura, madre di Valentina, che cercava di tranquillizzare il figlio Simone. Poco prima, Simone si era trovato faccia a faccia con Dongellini, separato da un vetro di sicurezza.

Secondo quanto riferito, l’imputato avrebbe provocato il giovane con un sorriso e alcune parole. Simone avrebbe reagito colpendo con una mano il vetro, per poi continuare a manifestare la propria rabbia anche all’uscita del tribunale di via Borfuro.

Una scena che ha restituito tutta la tensione vissuta dalla famiglia di Valentina, rappresentata in aula anche dall’altro fratello Luca e dal padre Vincenzo Sarto.

La Corte, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha accolto la richiesta della difesa, coordinata dall’avvocata Stefania Battistelli, di disporre una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere di Dongellini. L’incarico sarà affidato al dottor Filippo Tancredi, che sarà presente alla prossima udienza, fissata per lunedì 21 settembre.

Nel corso dell’udienza è stata inoltre respinta la richiesta della difesa di escludere dalla costituzione di parte civile le associazioni impegnate nella lotta contro la violenza sulle donne: la Fondazione Tina Lagostena Bassi, rappresentata dall’avvocata Marcella Micheletti, e l’associazione “Per Marta per tutte”, rappresentata dall’avvocata Chiara Baiocchi.

La difesa ha anche depositato la documentazione relativa al percorso psichiatrico seguito in passato dall’imputato. Dongellini, infatti, era stato seguito per problemi legati alla depressione presso il centro di salute mentale di Boccaleone, dove avrebbe svolto incontri per trattamenti farmacologici e psichiatrici. La documentazione è stata depositata alla presenza del pubblico ministero Antonio Mele.

Il processo riguarda il primo caso in Italia in cui viene contestato il nuovo reato autonomo di femminicidio introdotto dalla legge n. 181 del 2025, con l’articolo 577-bis del codice penale. La norma punisce l’uccisione di una donna quando il delitto è commesso in quanto donna e in presenza di motivazioni legate, tra l’altro, a odio, dominio, controllo, possesso o al rifiuto della fine di una relazione affettiva.

In aula Dongellini si è presentato con una camicia bianca e un nuovo taglio di capelli, apparendo quasi imperturbabile. Si sarebbe voltato in alcune occasioni per parlare con la figlia, che al termine dell’udienza lo ha salutato in lacrime.

All’uscita dal tribunale, invece, la famiglia di Valentina, assistita dagli avvocati Elisa Montresor e Marco Mirabile, si è stretta nuovamente nel dolore, mentre la tensione e la rabbia restano legate all’attesa del verdetto.