MILANO, 6 settembre 2026
– È in miglioramento la situazione legata alla fuoriuscita di idrocarburi nelle acque del Naviglio Grande, che tra venerdì e sabato ha provocato una scia di oli esausti lunga circa 28 chilometri, da Magenta fino a Milano.

L’allarme era scattato nel tardo pomeriggio di venerdì. Da allora sono in corso gli interventi per contenere la chiazza e limitare le conseguenze sull’ambiente.

Gli interventi lungo il Naviglio

Questa mattina i tecnici della Città metropolitana hanno provveduto a sostituire i pannelli assorbenti posizionati lungo il corso d’acqua.

Tra le zone maggiormente interessate c’è Robecco sul Naviglio, in particolare l’area della Roggia Soncina, dove si è accumulato parte del materiale raccolto durante la prima fase delle operazioni e che dovrà ora essere smaltito.

La roggia è stata chiusa, ma sono presenti trafilamenti e acqua stagnante che provocano anche cattivi odori. Per questo la Città metropolitana, insieme al Consorzio Villoresi, ha deciso di anticipare la bonifica della Soncina.

L’intervento dovrebbe richiedere diversi giorni e prevede l'utilizzo di pannelli e cuscini assorbenti, oltre alla pulizia delle rive. Una modalità considerata più efficace e sostenibile rispetto al ricorso esclusivo alle operazioni di aspirazione.

Danni all'ecosistema, attesi i risultati di Arpa

Restano da valutare con attenzione le conseguenze sull'ecosistema. Sono attesi nei prossimi giorni i risultati dei test di Arpa, che potranno fornire ulteriori elementi anche sull'origine della maxi chiazza oleosa e maleodorante che ha percorso il Naviglio per circa 28 chilometri.

Il direttore del Parco del Ticino, Claudio De Paola, ha già parlato di un danno significativo, con possibili conseguenze sulla fauna ittica e sull'ecosistema del corso d'acqua. Sarà quindi necessario un intervento di risanamento per limitare, per quanto possibile, gli effetti dello sversamento.

L'ipotesi dello smaltimento illecito

Resta intanto da chiarire l'origine dello sversamento e soprattutto chi abbia provocato la fuoriuscita degli idrocarburi.

Una prima ipotesi aveva portato a verificare un possibile collegamento con l'oleodotto utilizzato per il trasporto del carburante verso Malpensa, anche alla luce di un precedente tentativo di furto. I controlli, tuttavia, non avrebbero evidenziato falle o perdite nella condotta. Un'eventuale perdita dall'oleodotto, inoltre, avrebbe dovuto determinare variazioni di pressione rilevabili.

Le verifiche effettuate a monte avrebbero inoltre escluso problemi nella qualità dell'acqua. Tra le ipotesi investigative rimane quindi quella, ancora da accertare, di uno smaltimento illecito di liquidi: qualcuno potrebbe aver riversato il materiale nella rete fognaria, forse dopo aver svuotato un serbatoio.

Saranno le indagini a stabilire l'esatta dinamica e le eventuali responsabilità.