MILANO – Una missione in elicottero tenterà nelle prossime ore di salvare l’alpinista russa Natalia Nagovitsyna, rimasta bloccata per una frattura a circa 7.000 metri sul Pik Pobeda, montagna di 7.439 metri al confine tra Kirghizistan e Cina. La spedizione cercherà anche di recuperare il corpo dell’alpinista milanese Luca Sinigaglia, 49 anni, morto nel tentativo di portare in salvo la compagna di scalata.

La tragedia e la chiamata al soccorso

Sinigaglia, impiegato nel settore della cyber security e originario di Melzo, aveva conosciuto Natalia durante una precedente spedizione. Quando ha saputo che la donna era in difficoltà, non ha esitato: il 12 e 13 agosto, insieme a un alpinista tedesco, aveva raggiunto Nagovitsyna portandole forniture essenziali come sacco a pelo, cibo, fornello e una bombola di gas. Questi strumenti hanno permesso alla donna di sopravvivere nelle ore cruciali.

Durante un secondo tentativo, il 15 agosto, i soccorritori sono rimasti intrappolati in una violenta bufera di neve a 6.800 metri. Sinigaglia si è sentito male: consultato via radio da un medico, è stato sospettato un edema cerebrale da alta quota, aggravato da ipotermia e congelamento. Purtroppo, l’alpinista milanese non ce l’ha fatta. Il suo corpo si trova ora a circa 7.000 metri all’interno di una truna, una grotta di ghiaccio scavata per proteggersi dal freddo estremo.

La missione di salvataggio

Sul luogo della tragedia sono già presenti tre esperti alpinisti italiani: Manuel Munari, Michele Cucchi e Marco Sottile. Se le condizioni meteorologiche lo permetteranno, oggi inizieranno il tentativo di soccorso. La Farnesina segue da vicino la missione e mantiene contatti costanti con il team partito giovedì dall’aeroporto di Malpensa.

Il soccorso è reso estremamente difficile dalle condizioni della montagna: il rischio di valanghe e le temperature estremamente basse rappresentano una sfida enorme anche per alpinisti esperti. La scalata dal Campo base alla cima del Pik Pobeda richiede generalmente dai cinque ai dieci giorni, rendendo ogni tentativo logorante e rischioso.

La speranza e l’incertezza

Negli ultimi giorni, Natalia Nagovitsyna non ha più dato segnali di vita. Alexander Yakovenko, della Russian Mountaineering Federation, ha dichiarato: “Se verrà salvata, allora crederò due volte in un miracolo”. La missione di oggi potrebbe richiedere fino a cinque giorni di operazioni continue, in un contesto dove la minima distrazione o un’improvvisa valanga può avere conseguenze fatali.

Una tragedia che unisce comunità e mondo dell’alpinismo

La morte di Luca Sinigaglia e la difficile situazione di Natalia hanno suscitato commozione in Italia e all’estero. La vicenda mette in luce i rischi estremi dell’alpinismo d’alta quota e l’importanza della solidarietà tra scalatori. Esperti del settore sottolineano come la collaborazione internazionale sia fondamentale in casi di emergenza come questo, soprattutto su montagne remote e difficili come il Pik Pobeda.

La speranza dei familiari, dei colleghi e della comunità alpinistica è che la missione possa avere successo, riportando a casa Natalia e permettendo di dare degna sepoltura a Luca, la cui dedizione e coraggio resteranno un esempio di altruismo estremo e spirito di squadra.