Rosella Giorgetti è una pittrice contemporanea italiana, nata a Torre San Patrizio (FM) e residente nei Castelli Romani. Fin da giovane manifesta una forte sensibilità artistica che la porta a intraprendere un percorso di formazione con il Maestro Mauro D’Ottavi dal 1989 al 2000, approfondendo la pittura a olio e consolidando le basi della sua ricerca espressiva. Nel 1990 ottiene il Premio “La Conchiglia”, segnando l’inizio ufficiale della sua carriera. Negli anni sviluppa una costante sperimentazione tecnica, esplorando affresco, mosaico e tecniche materiche, fino a costruire un linguaggio personale fondato sul dialogo tra gesto, luce e materia. Il 2020 rappresenta una svolta decisiva nel suo percorso: abbandona la figurazione per approdare a un’astrazione lirica ed emozionale.

Le sue opere diventano vere e proprie “emersioni”, paesaggi interiori costruiti attraverso acrilici, sabbie, pigmenti e materiali iridescenti. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, tra Roma, Venezia, Firenze, Milano, Parigi e Torino, oltre che in Calabria e Sicilia, partecipando a fiere e contesti istituzionali di rilievo. Le sue opere sono oggi presenti in collezioni pubbliche e private e in spazi espositivi permanenti. La sua ricerca si concentra sull’energia nascosta della materia e sulla dimensione emotiva del colore, trasformando ogni opera in un’esperienza immersiva e sensoriale.

Il Principe Stefano Colonna, nella sua collezione, ha inserito anche una sua opera. Ci racconti di questo momento, quali sono state le emozioni che ha provato? 

È stata un'emozione quasi difficile da contenere. Esporre alla Coffee House di Palazzo Colonna per la terza volta era già un sogno, ma vedere il Principe soffermarsi con interesse autentico sulla mia opera e decidere di acquisirla è stato un onore immenso. Sapere che un frammento della mia anima farà parte di una collezione così storica, legata al grande mecenatismo italiano, mi riempie d'orgoglio. È una spinta potentissima a continuare la mia ricerca con ancora più dedizione.

Nel 1989 ha scelto di studiare pittura ad olio con il Maestro Mauro D’Ottavi: cosa l’ha spinta verso questa tecnica e verso questo maestro in particolare? 

Cercavo la sostanza, la base solida del mestiere. Il Maestro D'Ottavi rappresentava la disciplina e il rispetto profondo per il gesto pittorico. Ricordo ancora quando mi gridava: "Rosella, aggiungi biacca!", spingendomi a cercare la luce e il corpo nel colore. Quella scuola mi ha dato le radici; oggi volo verso l'astrazione, ma senza quegli insegnamenti sulla costruzione dell'opera non avrei la libertà tecnica che ho ora.

Ricorda il momento in cui ha capito che la pittura sarebbe diventata una parte fondamentale della sua vita? 

Non è stato un "fulmine a ciel sereno", ma una consapevolezza cresciuta in silenzio. Fin da giovane sentivo che dipingere era un bisogno primario, come mangiare o dormire. A un certo punto ho smesso di chiedermi se fossi sulla strada giusta e ho capito che la pittura era la mia strada. È una necessità naturale per stare al mondo e dire la mia verità senza usare le parole.

C’è un’opera a cui è particolarmente legata e che rappresenta una svolta nel suo percorso?

Sicuramente "Il Respiro dell’Infinito". Rappresenta il momento in cui ho lasciato andare il controllo. In quell'opera ho smesso di cercare la forma definita e mi sono affidata al sentire. È il lavoro che ha sancito il mio passaggio definitivo verso l'astrazione lirica, dove il quadro non è più una finestra su un paesaggio esterno, ma un'apertura verso un paesaggio interiore fatto di pura energia e colore.