BUSTO ARSIZIO - Il suicidio di un detenuto di 61 anni nel carcere di Busto Arsizio ha acceso nuovamente i riflettori sulle criticità del sistema penitenziario italiano. Nonostante l’intervento tempestivo della Polizia penitenziaria e dei sanitari, l’uomo si è tolto la vita, confermando una preoccupante tendenza che da anni colpisce le strutture carcerarie del Paese.

Samuele Astuti, consigliere regionale lombardo del Partito Democratico e componente della Commissione Carceri, sottolinea come il carcere di Busto Arsizio sia emblematico: progettato per 240 detenuti, ospita oggi oltre 400 persone in condizioni di sovraffollamento intollerabili, aggravate dalla carenza di personale, rendendo impossibile garantire sicurezza e dignità.

A ribadire la gravità della situazione è Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato Polizia Penitenziaria: il detenuto suicida era in carcere da soli dieci giorni, confermando l’allarme sui rischi nei primi giorni di detenzione. Di Giacomo denuncia turni massacranti per il personale, con orari fino a 18 ore consecutive e una media di 12 ore giornaliere, e sottolinea come il sovraffollamento e il sottodimensionamento degli organici siano le cause principali di questa emergenza. «Servono interventi urgenti e misure concrete – conclude – per garantire sicurezza e salvaguardare vite umane».