Bergamo, 19 novembre 2025 – Quasi sei anni dopo, la difesa di Massimo Bossetti ha finalmente avuto accesso ai dati delle analisi genetiche della celebre inchiesta sul caso di Yara Gambirasio. L’avvocato Claudio Salvagni ha ritirato questa mattina un hard disk contenente i tracciati dei profili genetici della vittima e di quasi 25mila campioni raccolti nella caccia all’assassino che portò all’identificazione di Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra.

Il dispositivo contiene elettroferogrammi ad alta definizione e a colori, grafici che rappresentano le sequenze di DNA raccolte in Val Brembana durante le indagini. Sono incluse anche le immagini fotografiche dei reperti analizzati dal Ris di Parma, compresi gli abiti indossati dalla vittima.

Secondo l’avvocato Salvagni, “le stringhe riempiono 70 pagine fronte-retro stampate su fogli A3. Si tratta di una mole enorme di dati grezzi che richiederà mesi di lavoro per uno screening completo, dalla quale speriamo di recuperare elementi utili a dimostrare l’innocenza di Bossetti”.

Pur non trattandosi di un accesso diretto all’analisi dei reperti, il materiale potrebbe essere determinante in vista di una richiesta di revisione del processo, considerato il suo potenziale carattere di novità probatoria.