Etta porterà nei club italiani QUESTE COSE SONO IO TOUR, la serie di concerti in partenza nella primavera del 2026 in occasione dell’uscita del nuovo disco, in arrivo con il nuovo anno. 

Lo show di Etta è un live rock intenso e coinvolgente, costruito insieme alla sua band. Sul palco, l’artista esprime un’indole ribelle e autentica e trasforma ogni concerto in un’esperienza emotiva forte e immediata. Il rapporto con il pubblico è centrale: energia e partecipazione diventano parte integrante dello show. Il rock di Etta infatti riesce a parlare a tutti perché inclusivo e riconoscibile.

Etta racconta: «Queste cose sono io sarà il tour più sincero che abbia mai fatto. È nato dal bisogno di portare sul palco quello che sono oggi, senza filtri e senza cercare di piacere a tutti. Nei club il live diventa fisico, diretto, emotivo e si crea uno spazio libero dove il rock è ancora confronto, sudore e identità. Questo tour sarà così un modo per raccontarmi davvero, con le mie fragilità e la mia rabbia: due codini e un cuore livido.»


Le tappe confermate toccano molte città italiane. Di seguito, le date confermate a oggi:

QUESTE COSE SONO IO - TOUR

21 MARZO, FRATTAMAGGIORE (NA) @ SOUND MUSIC CLUB

03 APRILE, ROMA @ TRAFFIC CLUB

10 APRILE, TORINO @ BLAH BLAH

08 MAGGIO, MILANO @ ARCI BELLEZZA

09 MAGGIO, BOLOGNA @ VILLA PINI/MERCATO SONATO

CALENDARIO IN AGGIORNAMENTO


Etta ha anticipato il nuovo album a novembre, pubblicando il singolo “Parapappa” feat. Klaus Noir, un rock/nu metal prodotto da V_Rus per B Music Records e distribuito da ADA Music Italy (Warner Music Group).

Ironico e corrosivo, “Parapappa” prende di mira la musica commerciale e il mercato discografico italiano. Dietro un titolo volutamente leggero si nasconde una critica feroce all’industria dell’usa e getta e alla logica del “più commerciale è, meglio è”. Klaus Noir entra nella seconda strofa amplificando la dimensione provocatoria del pezzo con un flow diretto e tagliente. Tra riff distorti, groove rabbiosi e un linguaggio ironico, “Parapappa” mette in scena il conflitto tra autenticità e mercato, tra chi vive la musica come espressione e chi la tratta come un prodotto, e diventa una chiara presa di posizione contro l’omologazione sonora e culturale.