Garlasco (Pavia) – Alberto Stasi, il cosiddetto “biondino dagli occhi di ghiaccio”, si è presentato ieri mattina all’udienza conclusiva dell’incidente probatorio relativo alla nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, la sua ex fidanzata uccisa nel 2007. L’udienza, tecnica e incentrata sull’analisi genetica, rappresenta un passaggio procedurale rilevante, anche se complesso e poco accessibile ai non addetti ai lavori.

Per partecipare all’udienza, Stasi ha ottenuto l’autorizzazione del Tribunale di sorveglianza, ma con il divieto di rilasciare dichiarazioni ai media. Scortato dai suoi legali, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, è rimasto in aula per poco più di tre ore e mezza, limitandosi a dire all’uscita: “Non posso parlare, per favore lasciatemi andare”.

Nel procedimento l’indagato principale è Andrea Sempio. Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, sta scontando la pena in regime di semilibertà. La sua presenza in aula, spiegano i legali, assume un significato sia simbolico che difensivo: “Sono undici anni che parliamo di questo DNA – sottolinea Bocellari – e oggi la presenza di Alberto ha un valore particolare, per la sua difesa e per lui stesso”.

Sempio, invece, non era presente per evitare “un’inutile esposizione mediatica”, secondo quanto dichiarato dal suo avvocato Liborio Cataliotti.

Tra i legali della famiglia Poggi, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni ha dichiarato di non essere stato particolarmente colpito dalla presenza di Stasi, mentre il collega Francesco Compagna ha tentato di opporsi, ma la GIP ha respinto l’obiezione, confermando la possibilità di partecipazione in qualità di “persona interessata all’assunzione della prova”.

L’episodio conferma come, a diciotto anni dall’omicidio, Alberto Stasi continui a dividere l’opinione pubblica, tra chi considera la sua presenza un diritto legittimo e chi la interpreta come un evento dal forte risvolto mediatico.