Milano, 10 dicembre 2025 – La Corte d’Assise di Milano ha condannato all’ergastolo Pietro Federico Crotti, 48 anni, ritenuto responsabile dell’omicidio pluriaggravato della madre, Stefanina Piera Riva, 75 anni, uccisa nella notte tra il 12 e il 13 gennaio scorso nell’appartamento della donna in via Wildt, a Milano.

La Corte ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione e dell’omicidio commesso in un contesto di maltrattamenti familiari, escludendo invece quelle dei motivi abietti e futili e della minorata difesa.

Omicidio per denaro

Secondo le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal pm Giancarla Serafini, Crotti – difeso dall’avvocato Carmelo Scambia – avrebbe ucciso la madre con cui conviveva da circa cinque mesi per ragioni economiche. La sera precedente al delitto, avvenuto il 13 gennaio, l’uomo aveva aumentato il massimale delle operazioni bancarie e, poche ore dopo, aveva disposto un trasferimento di 30.000 euro dal conto della madre al proprio.

Dopo l’omicidio avrebbe tentato di far credere che la donna fosse deceduta a seguito di una caduta accidentale in casa.

Un rapporto segnato dalle violenze

Diversi interventi delle forze dell’ordine testimoniano un clima domestico già compromesso. Il primo risale al 27 luglio 2024, quando una vicina chiama il 112 dopo aver sentito urla e una richiesta di aiuto. All’arrivo degli agenti, la signora Riva si affaccia alla finestra per rassicurare e porre fine al litigio col figlio.

Due mesi più tardi è la stessa donna a chiedere l'intervento della polizia, riferendo di essere stata spintonata ripetutamente. Nello stesso periodo, anche il portinaio dello stabile aveva trovato la settantacinquenne agitata e intimorita; Crotti lo aveva cacciato con toni aggressivi, intimandogli di non interferire.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la tensione era alimentata sia dall’abituale uso di cocaina da parte dell’uomo, sia dalla sua ossessione per il denaro della madre.

Con la sentenza di oggi si conclude il primo grado di giudizio, mentre la difesa potrà valutare l’eventuale ricorso in appello.