Monza, Natale sicuro: sequestrati oltre 190mila prodotti non conformi in tre negozi
Monza, 22 dicembre 2025 – I controlli delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Monza Brianza hanno portato a...
Monza, 22 dicembre 2025 – I controlli delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Monza Brianza hanno portato al sequestro di oltre 190mila articoli privi di conformità e potenzialmente pericolosi, tra addobbi natalizi, giocattoli, decorazioni luminose e prodotti per la cura degli animali, stoccati nei magazzini di negozi a Busnago, Carnate e Cornate d’Adda.
Gli articoli risultavano sprovvisti del marchio “CE”, mancanti delle indicazioni relative a importatore, distributore o luogo di produzione, o con informazioni fuorvianti sulle sostanze contenute e caratteristiche tecniche. I legali rappresentanti delle tre imprese sono stati segnalati alla Camera di Commercio di Milano-Monza-Lodi per l’applicazione di sanzioni amministrative.
Durante le stesse operazioni, i Finanzieri hanno sequestrato oltre 12mila articoli elettrici senza marchio “CE” e utensili da cucina con false indicazioni “Made in Italy”, denunciando i responsabili alla Procura della Repubblica di Monza per frode in commercio, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e violazioni della normativa antincendio e sicurezza sul lavoro. In due aziende controllate è stata sospesa l’attività con l’intervento dei Vigili del Fuoco.
Non sono mancati sequestri di prodotti contraffatti: circa 3.800 giocattoli e accessori (cover, cuffie wireless, cinturini smartwatch) che riproducevano illecitamente marchi registrati da Apple, 200 giubbotti di brand noti (Blauer, Colmar, Moncler e Canada Goose) venduti da un ambulante a Verano Brianza, e circa 380 addobbi natalizi privi di etichettatura e indicazioni in lingua italiana a Cesano Maderno. I responsabili sono stati denunciati per commercio di prodotti contraffatti, ricettazione e violazione del Codice del Consumo.
Il valore complessivo della merce sequestrata supera i 200mila euro. Gli articoli, se immessi sul mercato, avrebbero costituito un pericolo concreto per la salute e l’incolumità dei cittadini, soprattutto per i più giovani, considerando il contatto diretto con i prodotti.
