Parabiago (Milano), 24 dicembre 2025 – Un’escalation di violenze, umiliazioni, abusi sessuali e palpeggiamenti ai danni di donne anziane, gravemente malate, completamente non autosufficienti e incapaci di difendersi. Scene raccapriccianti, purtroppo tragicamente reali, quelle emerse dall’inchiesta sulla storica rsa “Albergo del Nonno” di Parabiago, dove due degenti di 79 e 87 anni sarebbero state molestate, picchiate e vessate da un operatore sociosanitario di 46 anni.

La struttura finita al centro dell’indagine della Procura di Busto Arsizio, che ha portato all’arresto di Mario J.T.Q., di origini peruviane, è stata ufficialmente identificata dopo che la direzione dell’altra rsa presente sul territorio, la Leopardi, ha diffuso una comunicazione per chiarire di non essere coinvolta nei fatti. La precisazione si è resa necessaria poiché, in assenza del nome della struttura interessata, si stavano generando confusione e preoccupazione tra cittadini, familiari e stakeholder. In una nota ufficiale, i vertici della Leopardi hanno infatti chiarito che il caso emerso in questi giorni non riguarda la loro residenza per anziani, ma fa riferimento esclusivamente all’Albergo del Nonno.

È proprio all’interno della rsa di via Don Balzarini che il 46enne prestava servizio e avrebbe messo in atto le sue condotte, definite dagli inquirenti di “gravità assoluta”. Il quadro indiziario è stato ricostruito grazie a prove ritenute schiaccianti, raccolte mediante l’installazione di telecamere nascoste, nel corso di un’attività di osservazione condotta dai carabinieri della Compagnia di Legnano tra il 19 ottobre e il 25 novembre, sotto il coordinamento del pm di Busto Arsizio Nadia Calcaterra.

In poco più di un mese, secondo quanto accertato, l’operatore sociosanitario avrebbe palpeggiato il seno delle degenti, schiaffeggiato i glutei, mimato rapporti sessuali, insultato, molestato e picchiato le due anziane, arrivando a provocare lividi ed ematomi. Le vittime, di 79 e 87 anni, non sarebbero state scelte a caso: l’uomo avrebbe infatti approfittato delle loro condizioni di salute estremamente compromesse, tali da renderle incapaci non solo di difendersi, ma anche di essere ritenute credibili qualora avessero denunciato quanto subito.

In particolare, l’87enne, affetta da demenza senile e ricoverata nella struttura dal 2021, è al centro della vicenda che ha fatto scattare le indagini. Tutto ha avuto inizio nel mese di agosto, quando i figli della donna, durante una visita, hanno notato lividi ed ematomi tra l’occhio, lo zigomo e il collo. Preoccupati, hanno deciso di accompagnarla al pronto soccorso e, al tempo stesso, di chiedere spiegazioni alla direzione della rsa. Le risposte ricevute, tuttavia, sono apparse loro poco convincenti: secondo quanto riferito, le lesioni sarebbero state causate da urti accidentali contro la sbarra di contenimento del letto. Una versione che non ha convinto i familiari, i quali hanno deciso di sporgere denuncia ai carabinieri.

Quelli che inizialmente erano sospetti, per quanto angoscianti, hanno trovato conferma in una realtà ancora più grave. Dalle indagini è emerso che l’87enne e un’altra degente, di otto anni più giovane, sarebbero state vittime non solo di insulti e umiliazioni, ma anche di ripetute molestie. Condotte che, come si legge nell’ordinanza che ha disposto per il 46enne la misura degli arresti domiciliari, l’indagato avrebbe messo in atto approfittando della “totale incapacità di autodeterminazione” delle persone offese, agendo esclusivamente quando si trovava da solo con loro.

Secondo la giudice per le indagini preliminari Anna Giorgetti, l’operatore sociosanitario avrebbe trattato sistematicamente le due anziane degenti con una condotta vessatoria e umiliante, idonea a generare patimento nelle vittime, convinto di poter agire indisturbato e impunito. Un comportamento che, secondo gli atti, denoterebbe un quadro di particolare crudeltà e sadismo, ai danni di persone fragili e totalmente indifese.