Pavia, 22 gennaio 2026 – A diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia si prepara a un passaggio cruciale. A un anno dalla riapertura dell’inchiesta che vede nuovamente indagato Andrea Sempio, gli inquirenti valutano la possibilità di avanzare una richiesta di rinvio a giudizio per il 37enne, che continua a negare ogni responsabilità. L’eventualità riaccende uno dei casi giudiziari più controversi d’Italia, mentre Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima, sta per completare i 16 anni di carcere inflittigli per l’omicidio della 26enne, proclamandosi innocente da sempre.

La svolta dell’inchiesta su Sempio risale al 23 gennaio dello scorso anno, quando i pm pavesi, su sollecitazione della difesa di Stasi, hanno ottenuto il via libera dalla gip Daniela Garlaschelli alla riapertura del fascicolo. Al centro dell’indagine vi sono nuovi accertamenti tecnici sulla perizia genetica eseguita nel 2014 sulle unghie di Chiara Poggi durante il processo d’appello bis che condannò Stasi. Gli esiti indicano la presenza di Dna compatibile con la linea genetica maschile della famiglia di Sempio, in linea con le consulenze della difesa dell’ex studente della Bocconi.

Dna e impronta palmare sul muro che conduce al seminterrato della villetta di Garlasco sono stati i punti centrali dell’incidente probatorio conclusosi lo scorso dicembre. Per l’accusa e i legali di Stasi, i risultati non lasciano dubbi. Per difesa e parte civile, invece, si tratta di elementi discutibili, che non ridisegnano la scena del crimine né modificano la ricostruzione già consolidata.

A riaccendere il dibattito mediatico sono state anche nuove chat tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, emerse durante il programma “Lo Stato delle Cose” di Massimo Giletti su Rai 3. Nei messaggi, la coppia discute apertamente di contenuti a luci rosse, scaricati e condivisi tra loro, mostrando una disinvoltura che, secondo la trasmissione, mette in dubbio l’ipotesi di un movente legato alla scoperta di file porno sul computer di Stasi poco prima del delitto. La cartella indicata in passato come elemento scatenante, denominata “Militare”, viene ora considerata dalla difesa irrilevante ai fini della ricostruzione dell’omicidio.

Il fascicolo su Sempio rappresenta dunque un momento decisivo nella vicenda giudiziaria, mentre la Procura di Pavia è pronta a chiudere le indagini sulla base delle nuove perizie tecniche e dei riscontri raccolti negli ultimi mesi.