Incendio di Crans-Montana, salgono a sette i ricoverati al Niguarda: operato il ferito più grave
Milano, 2 gennaio 2026 – Entro la serata di oggi dovrebbero salire a sette i pazienti ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano rimasti fe...
Milano, 2 gennaio 2026 – Entro la serata di oggi dovrebbero salire a sette i pazienti ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano rimasti feriti nel devastante incendio divampato nella notte di Capodanno in un locale di Crans-Montana, in Svizzera. Lo ha annunciato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso nel corso di un incontro stampa tenutosi questa mattina all’interno del nosocomio milanese.
Tra i primi pazienti trasferiti, il più grave è un ragazzo di 15 anni, operato questa mattina. Ricoverati già da ieri sera anche un suo coetaneo e una donna di 29 anni; quest’ultima sarà sottoposta a intervento chirurgico nel pomeriggio.
Il trasferimento dei feriti dalla Svizzera
“Abbiamo ricoverato tre giovani: una ragazza di quasi 30 anni e due quindicenni – ha spiegato Bertolaso –. Stiamo organizzando il trasferimento di tutti i giovani italiani attualmente ricoverati nei vari ospedali svizzeri”.
Fondamentale, secondo l’assessore, l’invio immediato di un’équipe di specialisti del Niguarda in Svizzera: “Un gruppo di nostri tecnici, esperti in grandi ustioni, ha visitato i pazienti negli ospedali elvetici. Questa mattina abbiamo ricevuto tutte le cartelle cliniche, elemento che ci ha permesso di stabilire chi può essere trasferito in elicottero e chi, invece, non è ancora trasportabile a causa della gravità delle ustioni”.
Nel corso della giornata dovrebbero arrivare a Milano altri quattro giovani feriti. Il primo, un quindicenne proveniente dall’ospedale di Berna, è atteso già in mattinata, condizioni meteo permettendo: la nebbia sta infatti rendendo complesso l’attraversamento delle Alpi. Altri tre trasferimenti sono previsti entro sera.
Sei feriti ancora non trasportabili
Restano al momento in Svizzera altri sei cittadini italiani feriti, ricoverati tra Berna e Zurigo, dove è attivo il centro specializzato per le grandi ustioni. “Li stiamo seguendo costantemente – ha precisato Bertolaso – e non appena ci sarà il via libera clinico, li riporteremo in Italia”.
Il Centro ustioni del Niguarda
Il Centro grandi ustioni del Niguarda è operativo con 18 posti letto, ampliando la capienza ordinaria. “Siamo pronti ad accogliere pazienti di ogni nazionalità – ha ribadito Bertolaso – come comunicato al Governo svizzero tramite il ministero degli Esteri. Possiamo garantire la migliore assistenza possibile”.
Attivo anche il burn assessment team, una squadra di specialisti incaricata di valutare clinicamente tutti gli italiani ricoverati in Svizzera, oltre a un team di psicologi a supporto delle famiglie.
“Fondamentale intervenire chirurgicamente subito”
Il direttore generale del Niguarda, Alberto Zoli, ha spiegato che la maggior parte dei pazienti trasferiti è originaria della Lombardia: “Non si tratta di una selezione territoriale, ma di una scelta basata esclusivamente sulla stabilità clinica necessaria per il trasporto in sicurezza”.
Zoli ha inoltre sottolineato che il centro è in grado di gestire anche pazienti in ventilazione assistita, garantendo disponibilità sufficiente per i nuovi arrivi.
Operato Manfredi, 16 anni
Tra i primi ricoverati c’è Manfredi M., 16 anni, sottoposto questa mattina a un delicato intervento chirurgico. “Mio figlio sta male, ma è vivo ed è questo l’aspetto più importante”, ha raccontato il padre. Il giovane presenta ustioni sul 30-40% del corpo, in particolare a braccia e schiena.
Il direttore del Centro ustioni, Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, ha spiegato che l’intervento è stato cruciale: “Era fondamentale rimuovere il tessuto necrotico per prevenire infezioni. Abbiamo operato entrambe le braccia e applicato sostituti dermici. Il ragazzo ha reagito molto bene ed è già rientrato in terapia intensiva. Contiamo di rioperarlo nei prossimi giorni”.
Le condizioni dei pazienti restano gravi e la prognosi è riservata, ma l’avvio tempestivo delle cure specialistiche rappresenta, secondo i medici, un passaggio decisivo per il recupero e il futuro dei giovani coinvolti.
