Monza, assolto in appello il 55enne accusato di aver fatto abortire la compagna con una tisana
Monza, 15 gennaio 2026 – Era stato condannato dal Tribunale di Monza a sei anni di reclusione con l’accusa di avere provocato l’aborto dell...
Monza, 15 gennaio 2026 – Era stato condannato dal Tribunale di Monza a sei anni di reclusione con l’accusa di avere provocato l’aborto della sua compagna, mescolando un farmaco in una tisana e in un bicchiere di acqua di cocco che le aveva offerto a casa sua.
Ma la Corte di Appello di Milano ha ritenuto la prova insufficiente e ha disposto l’assoluzione per il 55enne brianzolo, facoltoso mobiliere vedovo e con figli adulti, imputato di interruzione non consensuale di gravidanza.
Il farmaco contestato
Il farmaco incriminato non è mai stato rinvenuto nella disponibilità dell’uomo né risulta documentato il suo acquisto. L’avvocato difensore, Redentore Bronzino, ha sottolineato che la perizia disposta dal Tribunale non ha potuto accertare se si trattasse di un aborto spontaneo o procurato.
Il processo di appello
Il processo d’appello è stato avviato a seguito del ricorso dell’imputato contro la sentenza monzese. Il sostituto procuratore generale di Milano aveva chiesto la conferma della condanna, pur evidenziando che la parte civile aveva sottoscritto una transazione economica. I giudici della prima sezione della Corte hanno invece assolto l’imputato per insufficienza di prove.
La denuncia e l’aborto
La vicenda risale al 2018. La donna, 45enne di Monza, denunciò di aver notato un “residuo dal cattivo sapore” nelle bevande che aveva consumato, che nella notte la portarono al Pronto Soccorso dell’ospedale di Monza. La paziente aveva accusato dolori e perdite ematiche, con conseguente aborto alla settima settimana di gravidanza.
Le indagini
Durante le indagini, il computer sequestrato all’uomo ha rivelato ricerche su un farmaco abortivo, su risarcimenti per bambini non riconosciuti e, successivamente all’aborto, su eventuali tracce del farmaco nel sangue. L’imputato ha sempre negato ogni addebito.
Le versioni della difesa e dell’accusa
Il pm monzese Flaminio Forieri aveva sostenuto che “per l’imputato quella gravidanza appariva come un incubo, un problema da risolvere”, mentre la donna aveva dichiarato di aver notato che la tisana preparata da lui, offerta con l’acqua di cocco e la cannuccia, aveva un cattivo sapore, tanto da spingerla a sciacquarsi la bocca.
La difesa dell’uomo ha invece affermato che la donna, inizialmente intenzionata a interrompere la gravidanza, aveva poi cambiato idea. “Quel bambino io lo volevo, la gravidanza per me era un sogno, un nuovo progetto con la mia compagna”, ha dichiarato il 55enne.
