Bovisio Masciago, 21 gennaio 2026 –
Quattordici anni di reclusione. È questa la pena richiesta dal pm della Procura di Monza, Alessio Rinaldi, nel processo davanti alla Corte di Assise di Monza a carico di Stella Ovidia Boggio, 34 anni, interior designer e madre di un bambino di 10 anni. La donna è accusata di aver ucciso il compagno Marco Magagna, 38 anni, impiegato di Arese, con un unico fendente al cuore durante un litigio nella mansarda di Bovisio Masciago la notte del 6 gennaio 2025.

La difesa di Boggio punta invece al riconoscimento della legittima difesa, sostenendo che la donna abbia reagito a un’ennesima aggressione del compagno e che non avesse alcuna intenzione di ucciderlo. Gli avvocati hanno inoltre chiesto l’ammissione al rito abbreviato e, in caso di condanna, l’applicazione dello sconto di un terzo della pena previsto dalla legge. Si sono costituite parti civili i genitori e il fratello della vittima, Giovanna Maria, Carlo e Matteo Magagna, chiedendo il risarcimento dei danni.

Una relazione tossica

Boggio ha sempre dichiarato: “Ho reagito perché mi ha aggredita, ma non volevo ucciderlo”. Inizialmente, il GIP del Tribunale di Monza aveva ritenuto il gesto un eccesso colposo in legittima difesa, concedendo gli arresti domiciliari presso la famiglia della donna. La Procura aveva fatto ricorso, sostenendo il dolo per la sproporzione tra il gesto subito (essere spinta a terra) e l’azione successiva di prendere il coltello e infliggere il fendente mortale. Il Tribunale del Riesame di Milano ha confermato la tesi della Procura, ma ha comunque mantenuto gli arresti domiciliari.

Durante il processo sono emersi dettagli sulla relazione tra i due, descritta come tossica e violenta: i testimoni hanno raccontato di continue liti, aggressioni e gelosia, in cui entrambi avevano riportato lesioni. Marco Magagna era già stato ferito a una mano da Stella e si era recato al pronto soccorso, senza però denunciare l’accaduto. La donna, a sua volta, era stata costretta in più occasioni a fuggire di notte di casa, senza scarpe, per sfuggire alla violenza del compagno, che comprendeva calci, schiaffi e spintoni.

Mercoledì 21 gennaio proseguirà la discussione del processo, con le arringhe finali di pm e difesa e la valutazione delle testimonianze dei conoscenti e amici della coppia.