Sordio (Lodi), 8 gennaio 2026 – Due oggetti, presumibilmente spranghe o bastoni, sono stati rinvenuti tra la vegetazione a poca distanza dal punto in cui Francesco Emanuele Conforti, 49enne imprenditore edile originario del Basso Pavese, ha perso la vita. Il ritrovamento, avvenuto durante i rilievi successivi all’evento, riaccende interrogativi e apre nuovi scenari nell’inchiesta sull’investimento mortale avvenuto venerdì 2 gennaio alle 23.05 in via Turati, tra le abitazioni di Sordio.

Alla luce di questa scoperta, prende sempre più corpo l’ipotesi che alla base della tragedia ci sia stata una discussione degenerata in violenza, culminata poi nell’investimento che ha portato alla morte di Conforti.

Gli sviluppi dell’indagine

Le due aste sono state sequestrate dai carabinieri della Compagnia di Lodi e sono ora al centro di un nuovo filone investigativo volto a chiarire cosa sia accaduto nei momenti precedenti all’impatto fatale. Al momento non è chiaro a chi appartenessero né se siano state effettivamente utilizzate durante una presunta aggressione.

Secondo il legale Mauro Ferdinando Miranda, del Foro di Milano, il suo assistito Simone Severgnini, 52enne commerciante d’auto residente nel Milanese e attualmente detenuto nel carcere di Lodi con l’accusa di omicidio volontario, avrebbe subito un violento pestaggio poco prima dell’investimento. Un’aggressione che, dalle ferite riportate, “non sembrerebbe essere avvenuta a mani nude” e che sarebbe stata perpetrata, secondo la versione difensiva, da due figure non note e a volto coperto.

Severgnini ha sempre sostenuto che l’investimento sia stato accidentale, avvenuto in uno stato di forte concitazione subito dopo l’aggressione.

Gli accertamenti in corso

Gli investigatori stanno cercando di stabilire se i due oggetti rinvenuti possano essere riconducibili all’aggressione precedente all’investimento e se siano stati utilizzati da qualcuno dei soggetti coinvolti o da eventuali terze persone.

Secondo quanto ricostruito finora, prima dell’impatto mortale ci sarebbe stata una lite per questioni di parcheggio e vecchi rancori legati alle difficoltà di sosta. A confrontarsi sarebbero stati Conforti, un suo amico cinquantenne residente in via Turati e, dall’altra parte, lo stesso Severgnini. La posizione dell’amico della vittima, sentito subito dopo i fatti, resta tuttora al vaglio degli inquirenti.

Gli indizi e i dubbi

Una telecamera di videosorveglianza privata avrebbe ripreso parte della scena, mostrando momenti di forte concitazione. Il 52enne arrestato ha riportato ferite e traumi significativi a testa, braccia e a una mano, tanto da rendere necessario il ricorso alle cure ospedaliere.

A sollevare ulteriori interrogativi è anche il momento del ritrovamento delle spranghe: non nelle ore immediatamente successive all’omicidio, quando la zona fu setacciata dai carabinieri tra buio e nebbia, ma circa un giorno dopo. Resta quindi da chiarire se quegli oggetti fossero già presenti la sera della tragedia o se siano stati abbandonati successivamente da qualcuno nel tentativo di disfarsene senza attirare attenzione.

L’inchiesta prosegue per ricostruire con precisione ruoli, responsabilità e dinamica di una vicenda che appare sempre più complessa.