Varese - Si è spento ieri a Varese a 84 anni Umberto Bossi, fondatore della Lega Lombarda e poi della Lega Nord, icona della politica italiana per oltre quarant’anni. Sostenitore del secessionismo della Padania contro “Roma Ladrona”, Bossi ha attraversato la storia politica del Paese con uno stile inconfondibile: brutalmente radicale, irriverente e diretto, portando la sua visione sia in Parlamento che all’Europarlamento e nei governi guidati da Silvio Berlusconi.

La sua immagine iconica – la canotta bianca, gli slogan duri come “La Lega ce l’ha duro”, i soprannomi ironici rivolti agli avversari e le ritualità simboliche come l’ampolla con l’acqua del Po – ha segnato una politica schietta e spesso controversa. Sette volte deputato, due volte senatore e tre volte ministro con Berlusconi, Bossi era già stato colpito da un ictus nel 2004, dopo precedenti problemi di salute negli anni ’90. Nel 2012 lasciò la guida della Lega, restando presidente federale mentre Matteo Salvini ne prendeva le redini.

Cordoglio bipartisan

La notizia della sua scomparsa ha raccolto messaggi di cordoglio da tutta la scena politica: Sergio Mattarella lo ha ricordato come “politico appassionato e sincero democratico”, Giorgia Meloni ne ha sottolineato il “fondamentale apporto al primo centrodestra”. Non sono mancati omaggi anche dai leader dell’opposizione, tra cui Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Verdi Angelo Bonelli e Elly Schlein, a testimonianza della rilevanza storica del Senatur.

Funerali con massimo riserbo a Pontida

I funerali si terranno domenica alle 12 nel monastero di San Giacomo a Pontida, simbolica cittadina delle valli bergamasche legata al raduno storico del ‘Pratone’ a partire dal 1990. L’accesso sarà limitato a familiari, “ospiti” e amici storici del fondatore, con circa 400 posti disponibili. Per motivi di sicurezza, i media non potranno entrare, ma la cerimonia sarà trasmessa su un maxi schermo esterno.

Tra i partecipanti confermati ci saranno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La scelta di Pontida non è casuale: secondo la tradizione, nel monastero si tenne il primo giuramento dei Comuni lombardi contro Federico Barbarossa nel 1167, e negli anni ’90 qui si svolgeva il raduno annuale del partito.

Omaggio dei militanti

A Gemonio, provincia di Varese, luogo della residenza della famiglia Bossi, i militanti hanno iniziato a rendere omaggio già nella giornata precedente. Tra i primi a giungere c’erano l’ex capogruppo leghista alla Camera Marco Reguzzoni e il ministro Giancarlo Giorgetti, seguiti dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha ricordato Bossi come “un amico e un inventore della Lega”.

I simpatizzanti hanno deposto fiori, bandiere della Lega Nord e il vessillo con il Sole delle Alpi e Alberto da Giussano, simboli dell’identità leghista originaria. “Se ne va un sogno”, dicono i militanti storici, tra cui Daniele Zorzo e Greta, nostalgici di una Lega diversa dall’attuale.

L’eredità politica

Il segretario del partito, Matteo Salvini, ha sottolineato l’importanza del lascito del Senatur: “Bossi ha insegnato a evolvere, ad andare avanti, mai a stare fermi. Oggi cerchiamo di portare avanti questo insegnamento fondato sul coraggio, sull’identità e sulla libertà”. Salvini ha ricordato le battaglie storiche della Lega e l’impegno del partito, spesso sotto attacco giudiziario, ribadendo la lezione di Bossi: “Non mollare mai”.

L’ultimo saluto a Bossi sarà dunque a Pontida, “la sua Pontida”, dove il popolo leghista si unirà in un abbraccio simbolico al fondatore del partito, celebrando il percorso politico e la memoria di un protagonista indiscusso della storia recente italiana.