Milano - Due persone rientrate dall’Uganda sono state trasferite all’ospedale Sacco di Milano per accertamenti clinici dopo la comparsa di sintomi febbrili compatibili con una possibile infezione virale. Le autorità sanitarie stanno effettuando verifiche per escludere un possibile caso di Ebola o altre malattie infettive ad alto rischio, nell’ambito dei protocolli di biocontenimento previsti per questo tipo di situazioni.

Il quadro clinico e i primi sospetti

Secondo quanto riferito dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, i soggetti coinvolti sono sette cittadini italiani appartenenti a due nuclei familiari distinti, rientrati dopo un periodo di cooperazione in Uganda, in un’area prossima ai confini con Repubblica Democratica del Congo e Ruanda.

Nelle ore successive al rientro, due di loro hanno manifestato sintomi come febbre elevata, nausea, vomito, diarrea e lievi segni neurologici. La valutazione clinica preliminare degli specialisti ha però indicato come ipotesi più probabile un quadro di malaria, diagnosi condivisa anche dai medici dell’ospedale Sacco.

Strutture di riferimento e misure di sicurezza

I due pazienti sono stati trasferiti presso l’ospedale Sacco, struttura di riferimento nazionale per le malattie infettive ad alta pericolosità e dotata di reparti a elevato livello di biocontenimento. Qui verranno eseguiti gli esami diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali.

Gli altri membri dei nuclei familiari sono stati posti sotto sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti.

Coordinamento nazionale ed europeo

Il Ministero della Salute ha attivato il sistema di coordinamento con Regione Lombardia, Istituto Superiore di Sanità e principali strutture ospedaliere specializzate, oltre agli enti coinvolti nella gestione delle emergenze infettive. Nelle ultime ore si è svolto anche un confronto nell’ambito dell’Health Security Committee della Commissione europea.

Il sistema nazionale di risposta alle emergenze sanitarie è stato definito pienamente operativo, con tutte le procedure di sicurezza già attivate.

Rischio attualmente basso

Le autorità sanitarie sottolineano che, allo stato attuale, il rischio per la popolazione in Italia è considerato molto basso. Gli aggiornamenti dipenderanno dall’esito degli esami diagnostici in corso e dall’evoluzione clinica dei pazienti.