Bergamo - El Niño potrebbe tornare protagonista del sistema climatico globale nei prossimi mesi. Secondo le stime dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, esiste una probabilità pari a circa l’80% che il fenomeno si sviluppi tra giugno e agosto 2026, con una persistenza attesa almeno fino all’autunno o all’inizio dell’inverno.

Le proiezioni attuali indicano scenari orientati verso un evento almeno di intensità moderata, con alcuni modelli che suggeriscono la possibilità di un El Niño anche forte. Tuttavia, gli esperti sottolineano che l’incertezza resta elevata, soprattutto sulla reale intensità che il fenomeno potrà raggiungere, ancora influenzata dall’evoluzione dell’atmosfera nei prossimi mesi.

Secondo gli analisti, nel Pacifico equatoriale si osserva già un significativo accumulo di calore, con anomalie termiche importanti anche negli strati sub-superficiali dell’oceano. Sarà proprio la risposta dell’atmosfera a determinare se l’evento resterà contenuto o se potrà intensificarsi fino a livelli comparabili ai grandi episodi del passato, come quelli del 1982-83, 1997-98 o 2015-16.

El Niño rappresenta la fase calda dell’ENSO (El Niño-Southern Oscillation), un fenomeno naturale che nasce nel Pacifico tropicale ma che può influenzare la circolazione atmosferica su scala globale. In molte aree del pianeta i suoi effetti sono marcati, mentre in Europa il legame è più debole e indiretto, mediato da complesse interazioni atmosferiche.

Uno degli impatti più rilevanti riguarda l’andamento della temperatura media globale. Durante gli eventi più intensi, parte del calore accumulato dagli oceani viene trasferito all’atmosfera, contribuendo a rendere più caldi alcuni anni a livello planetario. Per questo motivo, i periodi caratterizzati da El Niño moderato o forte tendono spesso a collocarsi tra i più caldi mai registrati.

Gli esperti precisano però che questo non implica automaticamente condizioni di caldo estremo ovunque. Gli effetti sono infatti distribuiti in modo irregolare: alcune aree possono registrare anomalie marcate, altre variazioni più contenute o persino condizioni opposte.

Per quanto riguarda l’Europa, non esiste una correlazione diretta tra El Niño e le ondate di calore estive. Le estati molto calde dipendono principalmente dalle configurazioni atmosferiche tra Atlantico, Europa e Mediterraneo. Inoltre, gli effetti del fenomeno sul continente tendono a manifestarsi più frequentemente nella stagione autunno-invernale, e comunque in forma probabilistica e non deterministica.

Va inoltre considerato che il contesto climatico globale è oggi mediamente più caldo rispetto al passato. Questo significa che le ondate di calore si sviluppano su una base termica già elevata, rendendo più probabili episodi di temperature estreme anche in assenza di particolari configurazioni legate a El Niño.

In sintesi, El Niño resta un tassello importante nella dinamica climatica globale, ma non può essere considerato l’unico fattore in grado di determinare le condizioni meteorologiche in Europa, dove la variabilità atmosferica continua a giocare un ruolo decisivo.