Milano, 24 giugno 2026
– Domani, giovedì 25 giugno, la temperatura a Milano potrebbe raggiungere i 35 gradi tra le 15 e le 16, con un’ondata di calore che mette sotto pressione anche i servizi educativi comunali 0-6 anni.

A lanciare l’allarme è la UIL FP Milano, che denuncia condizioni ambientali difficili nelle strutture dedicate ai bambini e chiede interventi immediati per tutelare la salute dei piccoli e del personale educativo.

«A subire le conseguenze più gravi di questa ondata di calore estremo sono i più piccoli, costretti in strutture spesso prive di impianti di climatizzazione adeguati», dichiarano Simona Mei, responsabile Dipartimento Funzioni Locali UIL FP Milano, e Rossella Lecchi, coordinatrice Educazione UIL FP Milano.

Secondo il sindacato, nonostante le temperature eccezionali e gli avvisi meteo, il Comune non avrebbe ancora adottato misure straordinarie ritenute necessarie. La UIL FP cita come esempio il Comune di Livorno, che ha scelto di intervenire riducendo gli orari dei servizi educativi e sospendendo i prolungamenti pomeridiani.

La sigla sindacale ha quindi inviato una comunicazione al Comune di Milano chiedendo un cambio di passo. «La tutela della salute non è un’opzione facoltativa – sottolineano Mei e Lecchi –. Non è più possibile ignorare le condizioni ambientali critiche in cui versano le strutture scolastiche, con carichi di lavoro aggravati dal caldo e rischi concreti per lavoratori e minori».

Tra le richieste avanzate dalla UIL FP Milano figurano:

  • la riduzione temporanea degli orari nei servizi educativi 0-6 anni;
  • l’uscita anticipata nelle ore più calde della giornata;
  • la sospensione dei servizi di prolungamento;
  • interventi concreti per limitare l’esposizione al caldo negli ambienti di lavoro.

Il sindacato richiama inoltre gli obblighi previsti in materia di sicurezza sul lavoro e avverte che, in assenza di provvedimenti urgenti, potrebbero essere avviate ulteriori iniziative, compresa la mobilitazione.

«Le lavoratrici e i lavoratori non possono essere lasciati soli – concludono Mei e Lecchi – e bambini e bambine non possono essere esposti a condizioni ambientali non adeguate».