Bergamo - Proseguono le indagini sul presunto vilipendio del feretro di Pamela Genini, al centro di un’inchiesta che ha portato i carabinieri a effettuare una simulazione tecnica nel cimitero di Strozza per verificare le modalità con cui sarebbe avvenuta la profanazione della tomba.

L’attività investigativa, svolta nella mattinata di giovedì 11 giugno, ha avuto l’obiettivo di ricostruire operativamente le possibili dinamiche dell’episodio e valutare la concreta fattibilità delle operazioni di movimentazione del feretro.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, le prove avrebbero dimostrato che l’estrazione della bara dal loculo potrebbe essere effettuata anche da una sola persona, utilizzando esclusivamente la forza fisica, senza l’ausilio di strumenti meccanici. In particolare, sia un dipendente comunale addetto alla manutenzione del cimitero sia un appartenente alle forze dell’ordine sarebbero riusciti a rimuovere, spostare e riposizionare la bara.

Nel corso della simulazione sono state condotte diverse verifiche pratiche. In una prima fase è stato utilizzato materiale normalmente impiegato nelle operazioni cimiteriali; successivamente si è proceduto a test senza attrezzature, impiegando una bara simile a quella della vittima e opportunamente zavorrata per riprodurne il peso.

Le operazioni si sono svolte alla presenza del sindaco di Strozza, del personale comunale e del titolare dell’agenzia di onoranze funebri che aveva curato la tumulazione. Tutte le fasi sono state documentate tramite riprese video e fotografie.

L’unico indagato nell’ambito dell’inchiesta resta un impresario 41enne di Sant’Omobono Terme. Gli esiti della simulazione verranno ora analizzati insieme agli altri elementi raccolti dagli investigatori per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.