Superbonus 110%, processo a Monza: si allarga l’inchiesta sulle presunte truffe
Monza – Potrebbe ampliarsi ulteriormente il fascicolo giudiziario legato alla presunta truffa sul Superbonus 110% partita dalla Brianza. Ne...
Monza – Potrebbe ampliarsi ulteriormente il fascicolo giudiziario legato alla presunta truffa sul Superbonus 110% partita dalla Brianza. Nel procedimento in corso al Tribunale di Monza, che vede a processo sei imputati, è emersa la conclusione di nuove indagini da parte della Procura nei confronti di alcuni degli stessi soggetti e per fatti analoghi.
Per questo motivo i giudici hanno disposto un rinvio del dibattimento, ipotizzando la possibile riunione dei procedimenti, con una nuova udienza fissata indicativamente ad aprile 2027. In quella occasione dovrebbe comparire anche un’impresa di impiantistica elettrica siciliana, indicata come responsabile civile e collegata a una società con sede a Varedo.
Le origini dell’inchiesta
L’indagine era stata avviata dopo la denuncia di un cittadino di Treviso, che aveva scoperto nel proprio cassetto fiscale la presenza di un credito d’imposta da circa 50mila euro a lui sconosciuto, legato a lavori edilizi mai autorizzati sulla sua abitazione.
Da lì erano scattati gli accertamenti della Guardia di Finanza, coordinati dalla Procura di Monza, che nel marzo 2023 avevano portato al sequestro preventivo di crediti fiscali per oltre 4,3 milioni di euro.
Il meccanismo contestato
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società brianzola di impiantistica elettrica avrebbe realizzato nel 2022 un volume d’affari significativamente superiore agli anni precedenti grazie a presunti interventi di riqualificazione energetica effettuati su oltre 130 immobili tra Lombardia e Veneto.
Le ipotesi accusatorie riguardano la creazione e la circolazione di crediti fiscali inesistenti riconducibili al Superbonus 110%, introdotto con il decreto Rilancio durante l’emergenza Covid e destinato al rilancio dell’edilizia e dell’efficientamento energetico.
Le ipotesi degli inquirenti
Secondo la ricostruzione della Finanza, il sistema sarebbe stato reso possibile da una rete di complicità tra impresa, professionisti tecnici e studi di consulenza fiscale, che avrebbe permesso la generazione di crediti poi ceduti o utilizzati in compensazione per debiti tributari.
Molti dei crediti, secondo gli accertamenti, sarebbero risultati solo “sulla carta”, ma comunque inseriti nei circuiti di cessione e monetizzazione previsti dalla normativa.
L’inchiesta resta dunque aperta e potrebbe conoscere nuovi sviluppi con l’unificazione dei procedimenti e l’estensione del perimetro delle contestazioni.
