Milano - Svolta nelle indagini sull’omicidio di Roberto Pietro Guerrino, l’interprete 60enne trovato senza vita nel suo appartamento di via Nino Oxilia, a Milano. I carabinieri del Nucleo investigativo e della Compagnia Duomo, coordinati dalla Procura, hanno eseguito nella notte tra lunedì e martedì un fermo nei confronti di un giovane di 19 anni di origine marocchina, residente a Melzo.

Il provvedimento è stato eseguito nella serata del 22 giugno e successivamente convalidato durante l’udienza svoltasi nella mattinata di ieri.

La confessione del giovane

Il 19enne, identificato come Jawhar Kadir e assistito dall’avvocato Bruno Locoratolo, ha confessato l’omicidio davanti agli inquirenti. Secondo quanto ricostruito, il ragazzo avrebbe raccontato di aver contattato Guerrino attraverso una piattaforma di incontri e di aver concordato un appuntamento per una prestazione sessuale a pagamento.

«Avevo bisogno di soldi», avrebbe dichiarato Kadir, spiegando poi che, una volta entrato nell’appartamento della vittima, avrebbe vissuto un momento di disagio: «Mi sono bloccato, non mi sentivo a mio agio. In quel momento mi sono sentito usato».

Da qui sarebbe scattata la reazione violenta. «Non volevo ucciderlo, me ne pento ogni giorno», avrebbe detto il giovane, sostenendo di non essersi reso conto della gravità delle condizioni di Guerrino. «Quando sono andato via respirava ancora», avrebbe riferito.

La dinamica dell’aggressione

Nel corso dell’udienza di convalida, Kadir avrebbe inizialmente dichiarato di aver colpito Guerrino soltanto con dei pugni, sostenendo che la statuetta metallica raffigurante Buddha, ritrovata insanguinata nell’abitazione, fosse caduta accidentalmente dal tavolo.

Successivamente, però, il 19enne avrebbe modificato la propria versione dei fatti, ammettendo di aver colpito l’interprete anche con la statuetta.

Il giovane, che pratica arti marziali miste, avrebbe poi raccontato che la rapina sarebbe avvenuta solo in un secondo momento: dall’appartamento della vittima sarebbero stati portati via alcuni dispositivi elettronici e il portafoglio.

Ritrovato l’iPad della vittima

Gli investigatori dell’Arma hanno recuperato nella disponibilità del 19enne un iPad Air appartenuto a Guerrino e sottratto dall’appartamento dopo l’aggressione. Il ritrovamento del dispositivo rappresenterebbe uno degli elementi raccolti dagli inquirenti nell’ambito delle indagini.

Resta inoltre sotto esame la posizione di un 17enne che, secondo quanto emerso, si trovava insieme al 19enne il giorno dell’omicidio. La sua eventuale responsabilità è ora al vaglio della Procura dei minori.