Samarate, femminicidio Teresa Stabile: chiesto l’ergastolo per Vincenzo Gerardi
Samarate (Varese), 13 luglio 2026 – Ergastolo con l’aggravante della premeditazione . È la richiesta avanzata dal pubblico ministero Ciro C...
Samarate (Varese), 13 luglio 2026 – Ergastolo con l’aggravante della premeditazione. È la richiesta avanzata dal pubblico ministero Ciro Caramore davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio nei confronti di Vincenzo Gerardi, accusato di aver ucciso a coltellate la moglie Teresa Stabile il 16 aprile 2025 nel cortile del condominio di via San Giovanni Bosco, a Samarate, al termine di una relazione definita dagli inquirenti come un rapporto “tossico”.
Secondo la ricostruzione della procura, non ci sarebbero elementi per concedere le attenuanti generiche. La premeditazione dell’omicidio sarebbe dimostrata anche dagli scritti lasciati dall’imputato ai figli prima del delitto, considerati una sorta di testamento nel quale Gerardi avrebbe manifestato l’intenzione di uccidere la moglie e successivamente togliersi la vita.
Nel corso della requisitoria il pm ha respinto la tesi della difesa che aveva fatto riferimento a una presunta gelosia patologica. La perizia psichiatrica avrebbe infatti stabilito che l’imputato era capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
«La gelosia non è un’attenuante ma un’aggravante, perché riconducibile ai futili motivi», ha dichiarato Caramore, definendo inoltre «inaccettabile» ogni tentativo di richiamare giustificazioni di tipo culturale per spiegare il gesto.
Secondo l’accusa, Gerardi non avrebbe accettato la decisione della moglie di separarsi e avrebbe agito quando aveva ormai perso il controllo sulla relazione. Un contesto nel quale la procura ha inserito il femminicidio, maturato all’interno di una dinamica di conflitto e sopraffazione.
Nella parte finale della requisitoria il pubblico ministero ha richiamato anche le denunce che Teresa Stabile avrebbe tentato di presentare ai carabinieri di Samarate, sostenendo che la donna sarebbe stata invitata a riflettere prima di procedere contro il marito. Caramore ha parlato di una possibile «responsabilità morale» dei militari, precisando tuttavia che il relativo fascicolo risulterebbe archiviato.
Il processo proseguirà il 20 luglio con le arringhe delle parti civili e della difesa. La sentenza di primo grado è attesa per il 24 luglio.
