Frode sui crediti d’imposta Pnrr, sequestrati 680mila euro a società informatica lodigiana
Lodi, 3 agosto 2026 – Una presunta frode sui crediti d’imposta collegati ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stata scoper...
Lodi, 3 agosto 2026 – Una presunta frode sui crediti d’imposta collegati ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Lodi. I militari hanno eseguito misure cautelari personali e reali nei confronti di una società lodigiana operante nel settore informatico e del suo legale rappresentante.
Su disposizione del giudice, è stato effettuato il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie riconducibili alla società per un valore complessivo di 680mila euro.
L’inchiesta sui crediti Formazione 4.0
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, è partita dall’analisi delle imprese beneficiarie dell’incentivo “Formazione 4.0”, finanziato attraverso risorse del Pnrr.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società avrebbe maturato crediti d’imposta ritenuti inesistenti, successivamente utilizzati in compensazione per ridurre il pagamento di imposte e contributi negli anni compresi tra il 2020 e il 2023.
Gli accertamenti avrebbero fatto emergere che i corsi di formazione dichiarati dall’azienda non sarebbero mai stati svolti. I dipendenti indicati nella documentazione, infatti, non avrebbero partecipato ad alcuna attività formativa.
I crediti d’imposta contestati, compensati tramite modello F24, ammonterebbero a 536mila euro. Per questa parte dell’indagine viene ipotizzato il reato di indebita compensazione.
Il secondo filone: il credito per l’investimento nel Mezzogiorno
Le verifiche della Guardia di Finanza si sono poi concentrate su un secondo aspetto. Dall’esame dei bilanci sarebbe emerso che la società avrebbe richiesto e ottenuto un ulteriore credito d’imposta, pari a circa 140mila euro, destinato agli investimenti nel Mezzogiorno.
Il contributo sarebbe stato utilizzato per l’acquisto di un’imbarcazione che avrebbe dovuto essere impiegata in un’attività di noleggio nella provincia di Napoli.
Secondo gli investigatori, però, l’attività non sarebbe mai stata avviata. Le verifiche documentali e l’analisi dei profili social avrebbero invece evidenziato un utilizzo dell’imbarcazione per viaggi turistici privati da parte dei familiari dell’amministratore, soprattutto lungo la Riviera ligure.
Per questa vicenda è stata contestata anche l’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Le misure adottate
Oltre al sequestro preventivo delle somme ritenute riconducibili agli illeciti, il giudice ha disposto nei confronti del legale rappresentante della società il divieto di esercitare attività imprenditoriale per un anno.
Nei confronti dell’azienda è stata invece applicata la misura interdittiva dell’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, con la revoca di quelli eventualmente già concessi.
Le accuse sono ancora nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria nel corso del procedimento.
Su disposizione del giudice, è stato effettuato il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie riconducibili alla società per un valore complessivo di 680mila euro.
L’inchiesta sui crediti Formazione 4.0
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, è partita dall’analisi delle imprese beneficiarie dell’incentivo “Formazione 4.0”, finanziato attraverso risorse del Pnrr.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società avrebbe maturato crediti d’imposta ritenuti inesistenti, successivamente utilizzati in compensazione per ridurre il pagamento di imposte e contributi negli anni compresi tra il 2020 e il 2023.
Gli accertamenti avrebbero fatto emergere che i corsi di formazione dichiarati dall’azienda non sarebbero mai stati svolti. I dipendenti indicati nella documentazione, infatti, non avrebbero partecipato ad alcuna attività formativa.
I crediti d’imposta contestati, compensati tramite modello F24, ammonterebbero a 536mila euro. Per questa parte dell’indagine viene ipotizzato il reato di indebita compensazione.
Il secondo filone: il credito per l’investimento nel Mezzogiorno
Le verifiche della Guardia di Finanza si sono poi concentrate su un secondo aspetto. Dall’esame dei bilanci sarebbe emerso che la società avrebbe richiesto e ottenuto un ulteriore credito d’imposta, pari a circa 140mila euro, destinato agli investimenti nel Mezzogiorno.
Il contributo sarebbe stato utilizzato per l’acquisto di un’imbarcazione che avrebbe dovuto essere impiegata in un’attività di noleggio nella provincia di Napoli.
Secondo gli investigatori, però, l’attività non sarebbe mai stata avviata. Le verifiche documentali e l’analisi dei profili social avrebbero invece evidenziato un utilizzo dell’imbarcazione per viaggi turistici privati da parte dei familiari dell’amministratore, soprattutto lungo la Riviera ligure.
Per questa vicenda è stata contestata anche l’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Le misure adottate
Oltre al sequestro preventivo delle somme ritenute riconducibili agli illeciti, il giudice ha disposto nei confronti del legale rappresentante della società il divieto di esercitare attività imprenditoriale per un anno.
Nei confronti dell’azienda è stata invece applicata la misura interdittiva dell’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, con la revoca di quelli eventualmente già concessi.
Le accuse sono ancora nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria nel corso del procedimento.
