Mantova, la truffa del “click day”: falsi lavori nei campi e alloggi fantasma per far entrare migranti in Italia
Mantova, 28 agosto 2026 – Un falso lavoro agricolo, alloggi inesistenti e migliaia di euro pagati nella speranza di ottenere un regolare vi...
Mantova, 28 agosto 2026 – Un falso lavoro agricolo, alloggi inesistenti e migliaia di euro pagati nella speranza di ottenere un regolare visto per l’Italia. È questo il meccanismo al centro di una vasta indagine dei carabinieri di Mantova, che ha portato alla luce un’organizzazione criminale accusata di aver sfruttato le procedure del Decreto Flussi per favorire l’ingresso irregolare di decine di cittadini extracomunitari.
L’operazione è scattata il 27 agosto, quando i militari del Nucleo Investigativo e dell’Ispettorato del Lavoro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di tre persone: un imprenditore agricolo di 64 anni, un consulente del lavoro di 51 anni e un mediatore indiano di 43 anni.
Sono inoltre indagati a piede libero un secondo consulente del lavoro di 82 anni e un altro intermediario di nazionalità indiana.
Le accuse, contestate a vario titolo e in concorso, sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a fini di lucro, con l’aggravante della transnazionalità. Le responsabilità dovranno naturalmente essere accertate nel corso del procedimento.
La “truffa del click day”
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema sarebbe stato operativo tra marzo 2023 e febbraio 2025 e avrebbe consentito di favorire l’ingresso illegale in Italia di 81 lavoratori extracomunitari, principalmente originari di Marocco, Pakistan, India e Bangladesh.
I migranti sarebbero stati contattati direttamente nei Paesi di origine attraverso annunci e proposte di lavoro rivelatesi false. Per avviare le pratiche avrebbero pagato somme comprese tra 5.000 e 15.000 euro ciascuno, convinti di poter ottenere un regolare ingresso e un’occupazione in Italia.
Il lavoro, però, secondo l’accusa non sarebbe mai esistito.
L’azienda agricola era una società fantasma
A figurare come datore di lavoro era un’azienda agricola che, secondo gli investigatori, sarebbe stata sostanzialmente una società fantasma. La struttura sarebbe stata costituita appena due mesi prima del click day e non avrebbe avuto una reale capacità economica tale da giustificare le assunzioni richieste.
Il sistema avrebbe quindi sfruttato la procedura prevista dal Decreto Flussi per ottenere il nulla osta all’ingresso dei lavoratori, senza che alla base vi fosse una concreta esigenza occupazionale.
False asseverazioni e hotel mai utilizzati
Nell’ambito dell’inchiesta sarebbero state presentate alle Prefetture 84 richieste di nulla osta, accompagnate da documentazione ritenuta falsa dagli investigatori.
In particolare, sarebbero state prodotte false asseverazioni e attestazioni di idoneità alloggiativa, arrivando a indicare strutture ricettive, tra cui hotel, nelle quali i migranti in realtà non avrebbero mai soggiornato.
Una volta completata la procedura e ottenuto il visto, secondo la ricostruzione accusatoria, i cittadini stranieri sarebbero stati di fatto abbandonati senza un lavoro e senza un alloggio, finendo in una condizione di irregolarità sul territorio italiano.
L’azienda spostata tra Trento, Mantova, Bari e Cosenza
Per rendere più difficile l’attività investigativa, l’imprenditore agricolo avrebbe inoltre spostato più volte la sede della propria azienda, trasferendola tra diverse province: Trento, Mantova, Bari e Cosenza.
Gli investigatori sono riusciti comunque a ricostruire il presunto sistema attraverso un’analisi incrociata di una grande quantità di documenti, movimenti finanziari e tabulati telefonici.
Durante l’operazione sono state eseguite diverse perquisizioni. I carabinieri hanno sequestrato materiale informatico e documentazione, che saranno ora analizzati per ricostruire ulteriormente i rapporti tra i presunti componenti dell’organizzazione e individuare eventuali altri soggetti coinvolti.
L’inchiesta dovrà ora chiarire l’intera portata del sistema, verificando il numero effettivo delle persone coinvolte e la destinazione delle somme versate dai migranti per ottenere un ingresso regolare che, secondo l’accusa, si sarebbe trasformato in una vera e propria trappola.
L’operazione è scattata il 27 agosto, quando i militari del Nucleo Investigativo e dell’Ispettorato del Lavoro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di tre persone: un imprenditore agricolo di 64 anni, un consulente del lavoro di 51 anni e un mediatore indiano di 43 anni.
Sono inoltre indagati a piede libero un secondo consulente del lavoro di 82 anni e un altro intermediario di nazionalità indiana.
Le accuse, contestate a vario titolo e in concorso, sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a fini di lucro, con l’aggravante della transnazionalità. Le responsabilità dovranno naturalmente essere accertate nel corso del procedimento.
La “truffa del click day”
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema sarebbe stato operativo tra marzo 2023 e febbraio 2025 e avrebbe consentito di favorire l’ingresso illegale in Italia di 81 lavoratori extracomunitari, principalmente originari di Marocco, Pakistan, India e Bangladesh.
I migranti sarebbero stati contattati direttamente nei Paesi di origine attraverso annunci e proposte di lavoro rivelatesi false. Per avviare le pratiche avrebbero pagato somme comprese tra 5.000 e 15.000 euro ciascuno, convinti di poter ottenere un regolare ingresso e un’occupazione in Italia.
Il lavoro, però, secondo l’accusa non sarebbe mai esistito.
L’azienda agricola era una società fantasma
A figurare come datore di lavoro era un’azienda agricola che, secondo gli investigatori, sarebbe stata sostanzialmente una società fantasma. La struttura sarebbe stata costituita appena due mesi prima del click day e non avrebbe avuto una reale capacità economica tale da giustificare le assunzioni richieste.
Il sistema avrebbe quindi sfruttato la procedura prevista dal Decreto Flussi per ottenere il nulla osta all’ingresso dei lavoratori, senza che alla base vi fosse una concreta esigenza occupazionale.
False asseverazioni e hotel mai utilizzati
Nell’ambito dell’inchiesta sarebbero state presentate alle Prefetture 84 richieste di nulla osta, accompagnate da documentazione ritenuta falsa dagli investigatori.
In particolare, sarebbero state prodotte false asseverazioni e attestazioni di idoneità alloggiativa, arrivando a indicare strutture ricettive, tra cui hotel, nelle quali i migranti in realtà non avrebbero mai soggiornato.
Una volta completata la procedura e ottenuto il visto, secondo la ricostruzione accusatoria, i cittadini stranieri sarebbero stati di fatto abbandonati senza un lavoro e senza un alloggio, finendo in una condizione di irregolarità sul territorio italiano.
L’azienda spostata tra Trento, Mantova, Bari e Cosenza
Per rendere più difficile l’attività investigativa, l’imprenditore agricolo avrebbe inoltre spostato più volte la sede della propria azienda, trasferendola tra diverse province: Trento, Mantova, Bari e Cosenza.
Gli investigatori sono riusciti comunque a ricostruire il presunto sistema attraverso un’analisi incrociata di una grande quantità di documenti, movimenti finanziari e tabulati telefonici.
Durante l’operazione sono state eseguite diverse perquisizioni. I carabinieri hanno sequestrato materiale informatico e documentazione, che saranno ora analizzati per ricostruire ulteriormente i rapporti tra i presunti componenti dell’organizzazione e individuare eventuali altri soggetti coinvolti.
L’inchiesta dovrà ora chiarire l’intera portata del sistema, verificando il numero effettivo delle persone coinvolte e la destinazione delle somme versate dai migranti per ottenere un ingresso regolare che, secondo l’accusa, si sarebbe trasformato in una vera e propria trappola.
