Milano, Andrea Tdk interrogato dalla gip: “Nessuna violenza, la ragazza era consenziente”
Milano - “Non ho commesso alcuna violenza, la ragazza era lucida e consenziente”. Si è basata su questa linea la difesa di Mamon Abd Elmanam...
Milano - “Non ho commesso alcuna violenza, la ragazza era lucida e consenziente”. Si è basata su questa linea la difesa di Mamon Abd Elmanam Yaser Hassan, 38 anni, noto come Andrea Tdk, interrogato dalla gip di Milano Giulia Marozzi nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla pm Silvia Peru e condotta dai carabinieri.
Il 38enne, posto agli arresti domiciliari e difeso dall’avvocato Pierpaolo Proverbio, ha ribadito davanti alla giudice la propria versione dei fatti, sostenendo di avere avuto un rapporto consensuale con la 19enne e che la giovane fosse, a suo dire, nelle condizioni di esprimere un valido consenso.
“Il mio assistito è ovviamente turbato per la situazione che si è creata. Abbiamo chiesto la revoca della misura cautelare in atto, i domiciliari, e in subordine la sostituzione con una misura meno afflittiva”, ha spiegato il legale.
Una ricostruzione che si contrappone a quella fornita dalla giovane e agli elementi raccolti dagli investigatori, confluiti nell’ordinanza con cui ieri sono stati disposti gli arresti domiciliari.
L’incontro all’Hollywood e il racconto della 19enne
La vicenda risale alla notte tra il 15 e il 16 agosto, quando la 19enne aveva deciso di trascorrere la serata con un’amica all’Hollywood, discoteca di corso Como, nel cuore della movida milanese.
Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, le due ragazze avevano già consumato alcune bevande alcoliche. Hassan avrebbe poi offerto loro degli “shottini”. A un certo punto l’amica si sarebbe allontanata per alcuni minuti e, al suo ritorno, non avrebbe più trovato la 19enne.
La ragazza sarebbe stata poi rintracciata all’esterno del locale, in evidente stato di agitazione e in lacrime. Secondo quanto riferito agli investigatori, avrebbe detto all’amica: “Mi ha stuprata”, aggiungendo che alcuni ragazzi l’avrebbero anche filmata.
Secondo la ricostruzione della giovane, il pr l’avrebbe avvicinata all’interno del locale, avrebbe consumato alcuni drink con lei e successivamente l’avrebbe costretta a seguirlo all’esterno. Lo stupro sarebbe avvenuto in una zona più appartata, coperta da un muro divisorio.
Le immagini delle telecamere
Il racconto della 19enne è stato ritenuto dagli investigatori credibile anche alla luce dei riscontri raccolti attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza.
In particolare, i filmati acquisiti dai carabinieri mostrerebbero, secondo quanto riportato nell’ordinanza, una “contrarietà evidente a seguirlo fuori dal locale”.
Per la gip, la giovane non sarebbe stata nelle condizioni di comprendere pienamente quanto stesse accadendo né di autodeterminarsi rispetto alla situazione.
Nell’ordinanza si parla di una “palese, innegabile, evidente incapacità a prestare un valido consenso”, della quale il 38enne avrebbe approfittato.
La giudice descrive inoltre una condotta caratterizzata, secondo l’ipotesi accusatoria, dall’assenza di “pudore e freni inibitori” e finalizzata a soddisfare il proprio “istinto sessuale”, approfittando della condizione di debolezza psichica della ragazza e della sua difficoltà a opporre resistenza.
Cosa prevede la legge sul consenso
La vicenda riporta al centro anche il tema del consenso nei rapporti sessuali. L’articolo 609-bis del codice penale punisce la violenza sessuale anche quando viene commessa “abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto”.
Sul tema è in corso da tempo il dibattito parlamentare per una modifica della disciplina e per una definizione più puntuale del consenso nei rapporti sessuali. Al momento, tuttavia, la riforma non è ancora stata approvata.
Le accuse nei confronti di Hassan restano oggetto dell’inchiesta e dovranno essere valutate nel corso del procedimento. La difesa, intanto, ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari o, in subordine, la sostituzione della misura con una meno afflittiva.
Il 38enne, posto agli arresti domiciliari e difeso dall’avvocato Pierpaolo Proverbio, ha ribadito davanti alla giudice la propria versione dei fatti, sostenendo di avere avuto un rapporto consensuale con la 19enne e che la giovane fosse, a suo dire, nelle condizioni di esprimere un valido consenso.
“Il mio assistito è ovviamente turbato per la situazione che si è creata. Abbiamo chiesto la revoca della misura cautelare in atto, i domiciliari, e in subordine la sostituzione con una misura meno afflittiva”, ha spiegato il legale.
Una ricostruzione che si contrappone a quella fornita dalla giovane e agli elementi raccolti dagli investigatori, confluiti nell’ordinanza con cui ieri sono stati disposti gli arresti domiciliari.
L’incontro all’Hollywood e il racconto della 19enne
La vicenda risale alla notte tra il 15 e il 16 agosto, quando la 19enne aveva deciso di trascorrere la serata con un’amica all’Hollywood, discoteca di corso Como, nel cuore della movida milanese.
Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, le due ragazze avevano già consumato alcune bevande alcoliche. Hassan avrebbe poi offerto loro degli “shottini”. A un certo punto l’amica si sarebbe allontanata per alcuni minuti e, al suo ritorno, non avrebbe più trovato la 19enne.
La ragazza sarebbe stata poi rintracciata all’esterno del locale, in evidente stato di agitazione e in lacrime. Secondo quanto riferito agli investigatori, avrebbe detto all’amica: “Mi ha stuprata”, aggiungendo che alcuni ragazzi l’avrebbero anche filmata.
Secondo la ricostruzione della giovane, il pr l’avrebbe avvicinata all’interno del locale, avrebbe consumato alcuni drink con lei e successivamente l’avrebbe costretta a seguirlo all’esterno. Lo stupro sarebbe avvenuto in una zona più appartata, coperta da un muro divisorio.
Le immagini delle telecamere
Il racconto della 19enne è stato ritenuto dagli investigatori credibile anche alla luce dei riscontri raccolti attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza.
In particolare, i filmati acquisiti dai carabinieri mostrerebbero, secondo quanto riportato nell’ordinanza, una “contrarietà evidente a seguirlo fuori dal locale”.
Per la gip, la giovane non sarebbe stata nelle condizioni di comprendere pienamente quanto stesse accadendo né di autodeterminarsi rispetto alla situazione.
Nell’ordinanza si parla di una “palese, innegabile, evidente incapacità a prestare un valido consenso”, della quale il 38enne avrebbe approfittato.
La giudice descrive inoltre una condotta caratterizzata, secondo l’ipotesi accusatoria, dall’assenza di “pudore e freni inibitori” e finalizzata a soddisfare il proprio “istinto sessuale”, approfittando della condizione di debolezza psichica della ragazza e della sua difficoltà a opporre resistenza.
Cosa prevede la legge sul consenso
La vicenda riporta al centro anche il tema del consenso nei rapporti sessuali. L’articolo 609-bis del codice penale punisce la violenza sessuale anche quando viene commessa “abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto”.
Sul tema è in corso da tempo il dibattito parlamentare per una modifica della disciplina e per una definizione più puntuale del consenso nei rapporti sessuali. Al momento, tuttavia, la riforma non è ancora stata approvata.
Le accuse nei confronti di Hassan restano oggetto dell’inchiesta e dovranno essere valutate nel corso del procedimento. La difesa, intanto, ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari o, in subordine, la sostituzione della misura con una meno afflittiva.
