Milano Beauty Week, il beauty torna fisico: il negozio diventa esperienza
MILANO, 21 SETTEMBRE 2026 – Code davanti ai pop-up, skin analysis, consulenze personalizzate, masterclass, temporary store, esperienze senso...
MILANO, 21 SETTEMBRE 2026 – Code davanti ai pop-up, skin analysis, consulenze personalizzate, masterclass, temporary store, esperienze sensoriali e spazi dedicati alla K-Beauty. La Milano Beauty Week conferma una trasformazione ormai evidente nel mondo del beauty retail: più il settore diventa digitale, più cresce il valore dell’esperienza fisica.
Non basta più entrare in negozio per acquistare un prodotto. Il consumatore vuole provarlo, scoprirlo, farsi consigliare, personalizzarlo e soprattutto entrare nell’universo del brand. È una tendenza che durante la Milano Beauty Week è emersa attraverso pop-up, installazioni, consulenze one-to-one e format immersivi capaci di trasformare il beauty in un’esperienza da vivere e condividere.
Una dinamica che non riguarda soltanto Milano, ma sta ridisegnando il beauty retail internazionale. Da Parigi a Londra, fino a Shanghai e Seoul, i punti vendita stanno cambiando pelle e diventano luoghi di intrattenimento, personalizzazione e relazione.
«Sono i consumatori a guidare il cambiamento», osserva Massimo Volpe, founder di Retail Hub. «Le persone scoprono nuovi prodotti attraverso TikTok, Instagram, creator e community internazionali. Viaggiano, confrontano esperienze, acquistano online in qualsiasi parte del mondo e pretendono di ritrovare quelle stesse esperienze anche nei negozi sotto casa. Il retailer, oggi, è chiamato a rincorrere un consumatore che cambia molto più velocemente rispetto al passato».
Da Parigi a Seoul, il nuovo retail della bellezza
Il cambiamento è particolarmente evidente a Parigi, dove il beauty retail si sta trasformando da semplice reparto commerciale a vera destinazione. I grandi department store francesi, come Galeries Lafayette e Printemps, integrano consulenze personalizzate, servizi premium, trattamenti, tecnologia e hospitality.
Anche Sephora rappresenta un esempio dell’integrazione tra fisico e digitale, attraverso servizi omnicanale, prenotazioni, consulenze e strumenti interattivi.
«Oggi il cliente non entra più semplicemente per comprare un rossetto», sottolinea Volpe. «Vuole essere consigliato, vuole provare, confrontare, vivere un’esperienza. È questa la direzione che stanno prendendo i mercati più evoluti».
Londra rappresenta invece uno dei principali laboratori europei per i nuovi format. Realtà come Space NK hanno costruito il proprio posizionamento sulla scoperta dei prodotti, mentre Pure Seoul ha contribuito alla diffusione della K-Beauty nel mercato britannico. Anche Glossier ha scelto la capitale inglese come uno dei propri principali presidi europei.
Ma è la Corea del Sud ad aver impresso una delle accelerazioni più importanti al settore. Nei principali retailer coreani, come Olive Young, tecnologia, consulenza, analisi della pelle, personalizzazione e sperimentazione convivono nella stessa esperienza.
«Il futuro non sarà vendere lo stesso prodotto a tutti. Sarà costruire esperienze e soluzioni sempre più personalizzate. In Corea questa evoluzione è già realtà», osserva Volpe.
Il negozio diventa anche arte e intrattenimento
Un altro fenomeno monitorato da Retail Hub è la contaminazione tra retail, arte e intrattenimento. Un esempio è Born to Stand Out, marchio coreano caratterizzato da una comunicazione fortemente distintiva e da una narrazione coerente nei diversi punti di contatto con il consumatore.
Ancora più emblematico è il caso di Gentle Monster, diventato uno dei riferimenti internazionali dell’experience retail. I suoi negozi combinano vendita e arte contemporanea, con installazioni, opere cinetiche e scenografie immersive che diventano parte integrante dell’identità del marchio.
«Oggi il punto vendita deve essere memorabile. Le persone non fotografano più soltanto un prodotto: fotografano un’esperienza. È questo che rende uno store virale e che costruisce valore per il marchio», spiega Volpe.
Intelligenza artificiale e realtà aumentata
La trasformazione non riguarda soltanto gli spazi fisici. Le startup stanno sperimentando tecnologie destinate a modificare il beauty dei prossimi anni, dall’intelligenza artificiale alla realtà aumentata fino ai sistemi avanzati di personalizzazione.
Tra le realtà indicate da Retail Hub c’è Inference Beauty, startup che utilizza l’intelligenza artificiale per aiutare i brand cosmetici a comprendere i bisogni dei consumatori e supportare lo sviluppo di nuovi prodotti.
Un’altra realtà segnalata è Arbelle, beauty tech europea nata dall’esperienza di Visage Technologies, che ha sviluppato una piattaforma di intelligenza artificiale e realtà aumentata per personalizzare l’esperienza di acquisto online e in negozio. Le applicazioni comprendono prove virtuali del make-up, riconoscimento della tonalità della pelle e assistenti conversazionali basati sull’intelligenza artificiale.
«Le startup rappresentano spesso il primo luogo in cui l’innovazione prende forma», conclude Volpe. «Il nostro compito è individuarle, metterle in connessione con retailer e brand e capire quali tecnologie abbiano davvero il potenziale per trasformare il mercato».
Il ruolo di Retail Hub
Retail Hub è una tech company fondata nel 2020 che opera nell’ambito dell’innovazione nel retail. La società dispone di una piattaforma proprietaria e di un network di startup e accompagna aziende e brand nell’analisi dei nuovi trend attraverso attività di scouting, formazione e Innovation Tour internazionali.
Tra le attività figurano programmi dedicati alla leadership nel retail, Innovation Club e percorsi nei principali ecosistemi internazionali dell’innovazione. La società ha inoltre sviluppato la House of Innovation a Milano.
Fondata da Massimo Volpe, Retail Hub ha un focus internazionale sullo scouting tecnologico e sui nuovi modelli distributivi. L’obiettivo dichiarato è mettere in relazione retailer, brand e startup per individuare le innovazioni con maggiore potenziale di applicazione nel mercato.
.png)