Monza, adescò una bambina di 11 anni sui social: 40enne condannato a 2 anni
Monza - Un uomo di 40 anni, residente in provincia di Messina, è stato condannato dal Tribunale di Monza a 2 anni di reclusione per adescame...
Monza - Un uomo di 40 anni, residente in provincia di Messina, è stato condannato dal Tribunale di Monza a 2 anni di reclusione per adescamento di minorenne. Secondo quanto ricostruito nel processo, nel 2019 avrebbe contattato sui social una bambina che all'epoca aveva 11 anni, inviandole una fotografia in mutande e chiedendole di fare altrettanto.
La bambina gli aveva risposto inviando una foto del petto, ma coprendosi con un orsacchiotto. Tre anni prima, secondo l'accusa, l'uomo avrebbe inoltre contattato la sorella della minore, che all'epoca aveva 15-16 anni. Le due ragazze appartenevano alla famiglia di un compaesano dell'imputato, trasferitosi dalla Sicilia in Brianza.
La pena inflitta è la stessa richiesta dalla Procura di Monza. Alla condanna si aggiungono le previste interdizioni dai pubblici uffici e dalle funzioni che comportano attività a contatto con minori.
La difesa aveva chiesto l'assoluzione
L'imputato non si è mai presentato al processo e non è stato sottoposto a interrogatorio. La difesa aveva chiesto l'assoluzione, sostenendo che non vi fossero prove sufficienti a dimostrare che fosse effettivamente lui la persona dietro quella chat. In subordine, aveva chiesto il minimo della pena, previsto da uno a tre anni, considerando il comportamento come occasionale e cessato dopo che la bambina aveva smesso di rispondere.
In aula è stato ascoltato il padre della minore, che non si è costituito parte civile. L'uomo ha raccontato di aver ricevuto una telefonata relativa alle voci che circolavano e di aver scoperto successivamente la vicenda, presentando quindi denuncia.
È stata ascoltata anche la sorella maggiore della bambina, oggi 25enne. La giovane ha riferito che fu la madre a mostrarle la conversazione dal telefono della sorella e ha ricostruito come l'uomo avesse iniziato a scrivere alla minore su Messenger, chiedendole anche quanti anni avesse.
La stessa testimone ha raccontato che l'imputato aveva contattato anche lei quando aveva 15 o 16 anni, proponendole di incontrarsi per un caffè durante un eventuale ritorno in Sicilia. In quel caso, ha spiegato, aveva interrotto subito la comunicazione.
Le indagini dei carabinieri
A ricostruire l'identità della persona che si celava dietro il profilo utilizzato per contattare la minore erano stati i carabinieri di Monza. Gli investigatori erano risaliti all'imputato partendo dal profilo Facebook e avevano poi effettuato gli accertamenti nelle banche dati, dove risultavano anche alcuni precedenti di polizia.