PizzAut, oltre 1.400 pizze per i dipendenti Ferrero: ad Alba confronto con i vertici della multinazionale
Monza - Oltre 1.400 pizze sfornate per i dipendenti Ferrero e, dietro il truck, un confronto con i vertici della multinazionale e con l’ammi...
Monza - Oltre 1.400 pizze sfornate per i dipendenti Ferrero e, dietro il truck, un confronto con i vertici della multinazionale e con l’amministratore delegato Fabrizio Gavelli per raccontare il modello PizzAut e capire come trasformare l’inclusione in vere opportunità di lavoro.
La trasferta ad Alba si è trasformata per le realtà di Monza e Cassina de’ Pecchi in «una giornata storica», come l’ha definita il fondatore Nico Acampora. «Non solo una grande prova organizzativa per i ragazzi, ma anche un confronto diretto con il management di uno dei maggiori gruppi dell’agroalimentare italiano», ha spiegato il fondatore di PizzAut.
Per circa quaranta minuti Acampora e i rappresentanti di PizzAut hanno illustrato il modello dei ristoranti inclusivi, mentre il board Ferrero si è concentrato sull’organizzazione del lavoro, sui tempi di apprendimento e sulle modalità operative. Al centro del confronto, soprattutto, la possibilità di trasformare l’inclusione in occupazione, attraverso competenze, responsabilità e autonomia.
Una missione esplorativa che potrebbe aprire la strada a nuovi sviluppi. «Non la beneficenza ma l’idea dell’impresa sociale costruita sul lavoro» è l’aspetto che, secondo Acampora, ha attirato maggiormente l’attenzione dei dirigenti.
L’obiettivo è dimostrare come persone con autismo possano essere inserite in una struttura produttiva, acquisire autonomia e diventare parte integrante del processo lavorativo.
Intanto, sul piazzale dell’azienda, il truck di PizzAut ha lavorato a pieno ritmo. La brigata si è divisa tra impasti, forno e distribuzione, servendo oltre 1.400 pizze ai dipendenti Ferrero. Una prova sul campo che ha richiesto velocità, organizzazione e capacità di lavorare in squadra.
«Mi commuove la professionalità e l’indipendenza che hanno raggiunto», ha commentato Acampora.
La trasferta, dunque, è andata oltre il semplice evento. «È stata l’occasione per portare la nostra esperienza dentro una grande azienda, confrontarsi con chi gestisce migliaia di lavoratori e dimostrare sul campo che l’inclusione può stare anche dentro le logiche dell’impresa», ha aggiunto il fondatore.
Ora la sfida è trasformare quella giornata in nuove opportunità. L’attenzione dedicata dai vertici Ferrero al progetto rappresenta un segnale di interesse per un’esperienza nata nella Martesana e diventata nel tempo un modello conosciuto a livello nazionale.
