Verdellino, Bergamo - Una discussione sulla spazzatura, poi la spedizione punitiva. Quattro uomini di origine pakistana sono stati arrestati dai carabinieri della Tenenza di Zingonia, con il supporto del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Treviglio, per l’aggressione avvenuta lo scorso 11 agosto in via Santuario dell’Olmo, a Verdellino.

I quattro, condotti in carcere, sono accusati di lesioni personali aggravate, minaccia aggravata e porto in luogo pubblico di oggetti atti a offendere.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutto sarebbe iniziato il giorno precedente con un diverbio sulle modalità di conferimento della spazzatura domestica, sfociato in una breve colluttazione. Per il gip Beatrice Purita, sarebbe stato proprio quell’episodio a provocare la successiva «spedizione punitiva».

Poco dopo le 19 dell’11 agosto, il gruppo avrebbe raggiunto la zona della pizzeria gestita dalla famiglia con cui era avvenuto il precedente alterco. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto gli aggressori armati di mazze da cricket, spranghe di ferro, bastoni e martelli.

La violenza si sarebbe concentrata soprattutto contro un ragazzo di 16 anni, trovato a terra dal fratello mentre tre o quattro uomini continuavano a colpirlo. Il giovane avrebbe riportato una frattura scomposta della teca cranica e un’emorragia intracranica, finendo ricoverato in rianimazione in coma farmacologico e in pericolo di vita.

Un’altra persona coinvolta nell’aggressione ha riportato fratture alla mano e all’avambraccio, ferite alla testa, trauma cranico ed ematoma subdurale, con una prognosi di 40 giorni. Altre persone hanno riportato traumi e ferite. Anche uno degli aggressori sarebbe rimasto ferito ed è stato denunciato a piede libero.

A ricostruire la dinamica sono stati anche i filmati registrati da alcuni cittadini e le successive individuazioni fotografiche. Nei video analizzati dai carabinieri comparirebbero almeno sei uomini armati: uno con un bastone, un altro con una mazza rossa mentre si dirige verso il sedicenne e lo colpisce anche quando è già a terra. Altri soggetti avrebbero impugnato bastoni e una mazza da cricket sporca di sangue. Una bottiglia di vetro sarebbe stata inoltre lanciata contro il locale.

La vicenda, secondo il gip, non si sarebbe fermata all’aggressione. Quando la famiglia avrebbe manifestato l’intenzione di denunciare, sarebbe arrivata una minaccia: «Ti spacchiamo il locale». Un elemento che il giudice ha ritenuto rilevante per il rischio di inquinamento probatorio, considerando concreto il pericolo che vittime e testimoni potessero essere intimiditi o indotti a ritrattare.

Per il gip, dunque, non si sarebbe trattato di una semplice rissa degenerata, ma di un’aggressione organizzata. Nell’ordinanza viene sottolineato il carattere «punitivo» della spedizione e l’«unilateralità dell’iniziativa lesiva». Il giudice riconosce inoltre la premeditazione, evidenziando il tempo trascorso dalla colluttazione del 10 agosto e il fatto che gli uomini sarebbero arrivati già armati.

Esclusa, invece, l’aggravante dei futili motivi: secondo il gip, la causa scatenante non sarebbe stata semplicemente la questione dei rifiuti, ma le lesioni subite dal gruppo il giorno precedente. Una reazione che il giudice definisce comunque «grandemente sproporzionata».

I primi tre arresti erano scattati il 23 agosto: si tratta di due disoccupati di 27 e 23 anni, incensurati, e di un operaio di 28 anni con precedenti di polizia per rapina. Il 31 agosto è stato invece rintracciato un autotrasportatore di 31 anni, con precedenti per violenza privata e danneggiamento.

Tutti e quattro si trovano nel carcere di Bergamo. Altri due indagati risultano irreperibili e sono ricercati. Per il gip, la «notevolissima gravità delle violenze» e la «spiccata pericolosità soggettiva dei protagonisti» rendono la custodia cautelare in carcere «l’unico presidio proporzionato ai fatti e adeguato a fronteggiare le esigenze cautelari».