Garlasco, Sempio: “Non credo ci siano elementi per arrivare a un processo”
Pavia - “Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo”. Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia nel...
Pavia - “Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo”. Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, ha parlato a Quarto Grado, su Retequattro, a pochi giorni dalla seconda chiusura delle indagini.
Sempio si è detto “più sollevato” che preoccupato e ha spiegato di sperare che sia arrivato il momento di affrontare “davvero tutte le questioni” e di uscire dal “marasma di supposizioni, piste inventate, notizie che poi venivano smentite”. Secondo il 38enne, la vicenda potrebbe essere già chiarita in udienza preliminare.
“Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l'affronteremo”, ha aggiunto. “Per quello che ho visto finora, credo sia tutto spiegabile e che facendo le dovute verifiche si possa acclarare tutto”.
Per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, è stato condannato in via definitiva a 16 anni Alberto Stasi, all'epoca fidanzato della vittima. Stasi sta valutando con i suoi avvocati la possibilità di chiedere la revisione del processo.
Sulla sua responsabilità, Sempio ha dichiarato: “Credo sia stato Alberto Stasi, credo che la condanna fosse fondata”. Ma, ha aggiunto, se ci fosse stato “davvero un errore”, sarebbe “una tragedia”.
La questione dell’impronta della scarpa
Nel corso dell’intervista, Sempio ha affrontato anche la questione dell’impronta della scarpa rilevata sulla scena del delitto e della consulenza dei pm sulla compatibilità con il suo piede.
“Avevo il 44 ai tempi e ce l'ho ancora oggi”, ha spiegato. Secondo Sempio, però, la compatibilità non rappresenterebbe un elemento sufficiente a collegarlo all’omicidio: “Se avessero trovato a casa mia una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue di Chiara, è un conto. Ma finché dici ‘è compatibile’, va bene. Non hai un elemento vero che collega”.
Sempio ha parlato anche dell’impronta 33 del palmo di una mano individuata sul muro delle scale, vicino al punto in cui venne trovato il corpo di Chiara Poggi. “Per noi non è attribuibile a nessuno”, ha affermato, aggiungendo che le sperimentazioni effettuate su un muro avrebbero mostrato che non sarebbe possibile escludere determinate ipotesi.
“A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere o cosa non si può escludere. Devi avere una certezza”, ha detto. “C’era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Fine”.
“Io ossessionato da Chiara? Non c’è collegamento”
Sempio ha inoltre respinto la ricostruzione secondo cui avrebbe ucciso Chiara Poggi perché ossessionato dalla giovane.
“Se vogliamo pensare che Sempio fosse ossessionato da Chiara, va bene”, ha detto, ricordando le tre telefonate che, secondo la sua ricostruzione, complessivamente non arriverebbero a 30 secondi.
“Non mi sembra una grande operazione di stalking, anche perché non c'è nessun collegamento con Chiara in nessun altro caso, non è stato riscontrato da nessuna parte. Lei non ha mai parlato di me e io non avevo il suo numero”, ha aggiunto.
Secondo Sempio, anche l'ipotesi del movente sarebbe fondata su elementi interpretabili. In particolare ha citato un'intercettazione in auto nella quale, a suo dire, tecnici diversi non avrebbero individuato le stesse parole.
Il 38enne ha poi richiamato la consulenza sui computer, sostenendo che i filmati che, secondo l'accusa, avrebbe potuto visionare non risulterebbero mai stati visti, copiati o trasferiti su supporti diversi dai computer di Stasi e Chiara Poggi o dalla chiavetta di quest'ultima.
“Io dei video l'ho saputo dai media”, ha concluso.
Gli atti inviati alla Procura generale di Milano
Nel frattempo, la Procura di Pavia ha trasmesso alla Procura generale di Milano il “pacchetto” dei nuovi atti depositati con la seconda chiusura delle indagini su Andrea Sempio, accusato dell’omicidio aggravato di Chiara Poggi.
La documentazione dovrà essere valutata anche nell’ottica di un’eventuale richiesta di revisione della sentenza nei confronti di Alberto Stasi. Le carte sono ora all’esame della procuratrice generale Francesca Nanni e della sua vice Lucilla Tontodonati.
Al momento, secondo quanto riportato, non è stata presa alcuna decisione. I tempi per arrivare a una determinazione sull’eventuale revisione non sarebbero brevi.