Cesenatico – Si è spento in silenzio il 20 gennaio scorso, all’età di 84 anni, Paolo Ferrario, per tutti «Ciapina». A dargli l’ultimo saluto, nella tranquillità della sua casa di Cesenatico, sono stati i familiari più stretti. La notizia è stata resa nota solo tramite il manifesto funerario, come avviene nei piccoli centri: i figli Raffaele, Niki e Renzo, insieme alla nuora Greta e ai parenti, hanno ricordato il caro Paolo, ora riposante nel cimitero locale.

Nato a Milano l’1 marzo 1942, Ferrario cresce tra calcio e ippica, affascinato tanto dal San Siro stadio quanto dall’ippodromo. Cresciuto nel settore giovanile del Milan, esordisce in Serie A nel 1959. Il soprannome «Ciapina», ispirato a Ugo Ciappina, gli viene affibbiato da Giovanni Trapattoni, con una “p” sola, secondo la tradizione dialettale milanese.

Dopo aver giocato in diverse squadre, intraprende la carriera da allenatore. In Bresciano viene apprezzato da Gino Corioni e guida l’Ospitaletto, ottenendo anche una promozione in Serie C1, prima di approdare al Brescia.

La grande occasione arriva nella stagione 1997-98, quando subentra alla guida della Primavera del Brescia. Dopo la sfiducia di Corioni verso Materazzi, Ferrario esordisce in Serie A il 7 dicembre con una vittoria per 3-1 contro l’Empoli, in gol anche un giovanissimo Andrea Pirlo. La stagione si caratterizza per risultati altalenanti: vittorie di prestigio come il 3-0 al San Paolo contro il Napoli, pareggi con grandi squadre, ma anche pesanti sconfitte come il 5-0 all’Olimpico con la Roma. Nonostante gli sforzi, il Brescia retrocede in Serie B. Ferrario conclude il campionato con uno score di 4 vittorie, 7 pareggi e 10 sconfitte in 21 gare.

Ciapina Ferrario ha salutato la vita con la stessa discrezione che ha sempre caratterizzato la sua carriera: senza clamore, circondato solo dai suoi cari, come ha voluto fare il 20 gennaio scorso.