Antonio Maggio e Pierdavide Carone pubblicano il brano ''Greta'' (Dischi dei Sognatori / distr. ADA Music Italy / Warner https://ada.lnk.to/_greta), che tornano a collaborare insieme, dopo la fortunata esperienza del "Diamoci del Tour". Un pezzo intimo e profondo, nato da una storia personale che unisce i due artisti e che si apre a un tema universale.

“Greta” è una canzone vera, intensa, necessaria. Nasce dall’amicizia tra Antonio e Pierdavide, che hanno scritto e composto il brano insieme, con la produzione di Le Ore.

Il brano nasce come una riflessione sulla salvaguardia ambientale e sulla qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno, ma assume un significato particolarmente rilevante per Carone e Maggio anche sul piano personale. La canzone li unisce infatti attraverso un’esperienza comune legata alla perdita dei loro padri, una vicenda che richiama in modo diretto le conseguenze dell’inquinamento. “Greta” diventa così un invito a fermarsi e riflettere, un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva verso noi stessi, l’ambiente e il mondo che ci circonda.

Cosa rappresenta per voi ''Greta''? 

Ogni canzone che scriviamo rappresenta un’occasione per portare l’ascoltatore a una riflessione. Anche per “Greta” è così: raccontiamo di salvaguardia ambientale e inquinamento attraverso una storia d’amore, utilizzando metafore e immagini poetiche. In realtà questa canzone ha anche una gestazione particolare: l’abbiamo scritta tre anni fa e per tutto questo tempo è rimasta chiusa nel famoso cassetto in cui noi cantautori custodiamo le nostre creature, in attesa che maturino o semplicemente che arrivi il loro momento. E durante questo arco di tempo “Greta” ha assunto per noi anche un nuovo significato, parallelo e personale, perché l’inquinamento di cui cantiamo è stato la causa di due perdite molto importanti per noi.

Nel testo emerge una riflessione sulla qualità dell’aria e sulla salvaguardia ambientale. Quanto sentite urgente oggi il ruolo degli artisti nel sensibilizzare su questi temi?

Soprattutto noi cantautori abbiamo la responsabilità di lanciare messaggi attraverso le nostre canzoni, non dobbiamo mai dimenticarcelo. È stato sempre così, la storia del cantautorato italiano ci racconta questo. La musica è probabilmente la forma d’arte più fruita nel mondo, un acceleratore di contenuti che dobbiamo essere bravi a veicolare. 

La vostra amicizia artistica è lunga e consolidata: cosa vi unisce umanamente oltre che musicalmente?

Sì, non è la prima volta che io e PierDavide collaboriamo. Abbiamo già sperimentato un’esperienza artistica insieme, anche se non discografica ma live: nel 2018 abbiamo infatti condiviso un tour per un intero anno, prima nei club e poi d’estate, il “Diamoci del ToUr”. Questa volta invece ci abbiamo provato unendo le nostre penne con questo singolo. La nostra sintonia artistica nasce dal fatto che entrambi siamo da sempre fans di un certo tipo di cantautorato, abbiamo ascolti simili. E poi siamo entrambi pugliesi, cosa da non sottovalutare affatto. 

Del prossimo Festival di Sanremo, qual è il brano che vi incuriosisce ascoltare?

Personalmente attendo di ascoltare il brano di Ermal Meta, a quanto pare l’unica canzone sociale dell’intero festival. E poi sicuramente Serena Brancale, un talento straordinario. Entrambi pugliesi, anche loro…