Roma, 8 marzo – La sanità italiana ha un volto sempre più femminile, ma la rappresentanza delle donne nei ruoli decisionali resta ancora limitata. A sottolinearlo è Gianluca Giuliano in occasione della Giornata internazionale della donna.

“Oltre il 70% del personale del Servizio sanitario nazionale è costituito da donne – spiega Giuliano – che ogni giorno garantiscono assistenza, professionalità e umanità nei nostri ospedali, nei servizi territoriali e nelle strutture sociosanitarie. Eppure, nonostante questo ruolo fondamentale, la loro presenza nei livelli decisionali e nei ruoli apicali resta ancora troppo limitata”.

Parità di accesso e ostacoli professionali
Il segretario nazionale UGL Salute evidenzia come l’8 marzo non debba essere solo una ricorrenza simbolica, ma un’occasione per riflettere concretamente sulle condizioni di lavoro delle professioniste della sanità. Mediche, infermiere, operatrici sociosanitarie, tecniche e altre figure rappresentano la spina dorsale del sistema sanitario, ma continuano a incontrare ostacoli che ne rallentano la crescita professionale e l’accesso ai ruoli di responsabilità.

“Persistono ancora divari nelle opportunità di carriera, difficoltà nel conciliare vita lavorativa e familiare e modelli organizzativi che non sempre valorizzano adeguatamente il contributo femminile – aggiunge Giuliano –. È necessario intervenire con politiche concrete che favoriscano la piena parità di accesso alle posizioni dirigenziali e percorsi professionali realmente meritocratici”.

Investire nel talento femminile per rafforzare la sanità
Per l’UGL Salute, investire in modelli organizzativi più equi, tutelare la maternità, rafforzare i servizi di welfare e creare politiche che permettano alle professioniste di esprimere competenze e leadership non è solo una questione di equità, ma anche un modo per rafforzare l’intero sistema sanitario.

“Alle tante donne che ogni giorno operano nella sanità italiana – conclude Giuliano – va il nostro ringraziamento e il nostro impegno affinché il loro lavoro venga riconosciuto non solo nei reparti e nei servizi, ma anche nei luoghi in cui si prendono le decisioni strategiche per il futuro della sanità”.