Monza - Il Tribunale di Monza ha condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione Giuseppe Bernardini per la morte di Karine Cogliati, la giovane trovata senza vita nel febbraio 2025 in un’area boschiva alla periferia di Carate Brianza.

La sentenza è stata pronunciata dalla gup Angela Colella al termine del processo celebrato con rito abbreviato. L’imputato, 45 anni, titolare incensurato di una pizzeria da asporto, era accusato di spaccio di droga, morte come conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere.

Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto anche una multa da 27mila euro e il risarcimento dei danni ai genitori della vittima, costituiti parte civile.

Il corpo abbandonato nel bosco

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Karine Cogliati sarebbe morta per overdose di cocaina all’interno di una stanza di motel a Lissone.

Il corpo della giovane sarebbe rimasto nella camera per un’intera notte prima di essere trasportato dall’imputato in un’area boschiva e abbandonato. Gli inquirenti hanno descritto una scena particolarmente drammatica: la 26enne sarebbe stata lasciata rannicchiata dentro una felpa utilizzata per il trasporto del corpo.

Le indagini e la fuga verso la Slovenia

Le indagini dei carabinieri sono partite grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona del ritrovamento, che avrebbero permesso di identificare l’auto utilizzata da Bernardini.

L’uomo si sarebbe poi diretto verso la Slovenia, venendo successivamente bloccato a Trieste.

In un primo momento era stato denunciato soltanto per occultamento di cadavere. Successivamente, con l’approfondimento investigativo, sono emerse anche le accuse relative alla cessione di sostanze stupefacenti e alla morte come conseguenza di altro reato.

Il contesto dello spaccio

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, Bernardini avrebbe ceduto droga ad alcuni tossicodipendenti, in alcuni casi coinvolti anche nelle consegne della pizzeria.

Gli investigatori ritengono che anche Karine Cogliati facesse parte di quel contesto di consumo e approvvigionamento di sostanze stupefacenti.

Il percorso di giustizia riparativa

I familiari della vittima, madre di due bambine, non si sono opposti all’avvio di un percorso di giustizia riparativa con l’imputato.

Si tratta di incontri finalizzati non solo alla riparazione economica, ma anche a un confronto sul piano umano e sociale, percorso che potrebbe avere effetti attenuanti in un eventuale giudizio d’appello.