Monza, accusato di adescamento di una 11enne sui social: la Procura chiede 2 anni di carcere
Monza - Avrebbe contattato una bambina di 11 anni attraverso i social network , inviandole una foto in mutande e chiedendole di fare altrett...
Monza - Avrebbe contattato una bambina di 11 anni attraverso i social network, inviandole una foto in mutande e chiedendole di fare altrettanto. Per questo la Procura di Monza ha chiesto la condanna a 2 anni di reclusione per un quarantenne residente in provincia di Messina, imputato per adescamento di minorenne davanti al Tribunale di Monza.
Il fatto contestato risale al 2019, quando l’uomo aveva 34 anni. Secondo l’accusa, avrebbe avviato una conversazione con la bambina, appartenente alla famiglia di un compaesano trasferitosi dalla Sicilia in Brianza, per poi spostare progressivamente il dialogo su contenuti di natura sessuale.
Durante il processo è emerso che l’uomo avrebbe prima chiesto alla minore quanti anni avesse. Dopo aver saputo che ne aveva 11, avrebbe detto di aver pensato che fosse più grande, quindi le avrebbe chiesto una fotografia. La bambina avrebbe inviato un’immagine del petto, coprendosi però con un orsacchiotto.
A raccontare i dettagli in aula è stato anche il padre della minore, che ha spiegato di essere venuto a conoscenza della vicenda dopo alcune voci circolate in paese e di aver successivamente presentato denuncia.
Sentita anche la sorella maggiore della bambina, oggi 25enne, che ha riferito di aver trovato analoghe attenzioni da parte dell’uomo anni prima: «Ãˆ stata mia mamma a mostrarmi la chat dal telefono di mia sorella – ha raccontato –. Era stato lui a iniziare a scriverle su Messenger». La giovane ha aggiunto che, quando aveva 15-16 anni, anche lei avrebbe ricevuto messaggi dall’imputato, interrompendo però subito la comunicazione.
Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Monza, che sarebbero risaliti all’identità dell’uomo attraverso il profilo Facebook e gli accertamenti nella banca dati delle forze dell’ordine.
L’imputato non si è mai presentato davanti alla giudice monzese Debora Vanini e non ha reso interrogatorio. La difesa ha chiesto l’assoluzione, sostenendo che non vi siano prove certe che dietro la chat ci fosse effettivamente l’uomo e, in subordine, il riconoscimento del minimo della pena, considerando il comportamento come un episodio isolato e interrotto quando la bambina ha smesso di rispondere.
La sentenza è attesa per settembre.
